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Quando Alessandro Di Battista diceva che “bisogna comprendere l’Isis”

Alessandro Di Battista 05di Daniele Santi

 

 

 

 

 

Alessandro Di Battista non è un genio, ma si sente tale. E questo depone a favore della sua carriera politica prossima ventura. Di Battista è anche membro del M5S che non ha nessuna ideologia politica, ma è un’accozzaglia di civil servants al servizio dei capi, e questo gli consente di dire quello che gli pare, basta non andare contro i capi supremi. Cosa che Di Battista si guarda bene dal fare. Così che anche la sua uscita sui terroristi islamici del califfato dell’agosto scorso, oggi più che mai attuale, rischia di passare per l’innocente boutade del bambinone che non sa ciò che dice.

 

Alessandro Di battista 04

 

Quella del grillino Di Battista non è una boutade e non è innocente. Il terrorista è un soggetto disumano, qualunque sia la ragione che lo spinge verso il terrorismo. E’ disumano non diversamente dal generale della grande potenza che decide un raid a tappetto su una città popolata anche da civili come rappresaglia o, ancor peggio, si inventa prove false per giustificare attacchi preventivi. Che il terrorismo sia un’arma, come la definisce Di Battista, è opinione del tutto personale. Il terrorismo è  uno strumento di offesa utile alla destabilizzazione di una società intera. Che è la stessa società, libera nonostante Di Battista, nella quale a questo signore è consentito di essere eletto in parlamento con un movimento che non è un partito e del quale non sia sa nulla, nemmeno i conti, nonostante le sue demenziali dichiarazioni. La propaganda usata da Di Battista e dai suoi amichetti a 5 Stelle per conquistare consenso, spesso fatta di slogan di dubbia provenienza e di notizie non sempre veritiere, non ha nulla di diverso dalla propaganda di Colin Powell o di Tony Blair quando si inventavano prove inesistenti per attaccare l’Iran. Di Battista ed i suoi amichetti obbietteranno che nessuno di loro si è mai sognato di attaccare militarmente nessuno. Infatti è così, e nessuno lo ha affermato, parliamo del “principio”, utilizzando le stesse metafore utilizzate da Di Battista.

 

Ora il principe del parlamento a 5 Stelle tace. Che in sé non è nemmeno un male. Troviamo strano che uno che ha da dire su tutto in qualsiasi momento, quando c’è da parlare di roba seria se ne stia zitto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(17 novembre 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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