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La sentenza del 21 luglio “è di quelle che dovrebbero far tremare i Governi. Un organo come la CEDU, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, istituita nel 1959 e al quale aderiscono tutti i 47 Paesi del Consiglio D’Europa, ci condanna per violazione dei diritti umani a seguito del ricorso di tre coppie italiane che hanno fatto causa all’Italia per il fatto di non avere la possibilità di alcun riconoscimento giuridico”. Sono le parole del presidente di Anddos, Mario Marco Canale, dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sul mancato riconoscimento delle unioni per le persone dello stesso sesso da parte dell’Italia.
La Corte ha riconosciuto nel vuoto normativo italiano una palese violazione dell’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che riguarda il diritto alla tutela della vita privata e familiare.
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“Non possiamo tuttavia nascondere anche l’indignazione che proviamo da cittadini italiani per questa vicenda – continua il presidente Canale. “Chiediamo quindi al Governo di avere il coraggio di prendere l’iniziativa sul ddl Cirinnà. Fino ad ora, infatti, l’iniziativa è stata lasciata al Parlamento, ma di fronte ad un episodio di tale gravità, non può esserci risposta migliore di un Governo che prenda in mano la situazione e faccia approvare questa legge così come è, senza alcun compromesso al ribasso. Di fronte a una condanna per violazione dei diritti umani non ci possono essere equilibri di maggioranza che tengano”.
(22 luglio 2015)
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