di Daniele Santi
Keir Starmer ha lasciato
Il primo ministro britannico Keir Starmer, dopo la vittoria del suo rivale laburista Andy Burnham in un'elezione suppletiva,... →
Dopo essersi congratulati con le autorità russe che hanno impedito con il loro veto l’approvazione di una risoluzione ONU che condannasse il massacro di Srebreniça di vent’anni fa (8mila uomini e adolescenti musulmani uccisi, cifra ufficiale 6mila e 200), da parte dei Serbi del boia Karadzic, il presidente serbo Vucic avrebbe potuto – saggezza gliel’avrebbe dovuto imporre -almeno evitare di presentarsi alle celebrazioni per il ventennio di uno dei momenti più sanguinosi della recente storia europea, ma non lo ha fatto.
Terra dei fuochi, PFAS e il diritto di non essere giudicati per geografia
di Massimo Mastruzzo L’Italia ha una domanda scomoda che evita da anni: perché alcune contaminazioni diventano subito un... →
Accecato dalla ncessità di un “gesto” di riconciliazione (una corona di fiori) si è presentato alla cerimonia e la folla inferocita lo ha accolto a sassate ed una, in mezzo a tante succede che una vada anche a segno, lo ha colpito alla testa e gli ha rotto gli occhiali. Accompagnato dalle guardie del corpo, e leggermente scosso (foto in alto), ha abbandonato in fretta e furia la cerimonia. Pare che un membro della delagazione serba abbia commentato “Era orribile”, riferendosi all’attacco a suon di sassate, scaturito dalla furia della folla che ha travolto le barriere di protezione prima di dirigersi verso il premier Vucic che è riuscito, protetto dalla sue guardie, ad andarsene.
Nessuno degli ottomila ammazzati vent’anni fa aveva qualcuno a proteggerlo. Nessuno di loro è riuscito ad andarsene. E anche quella cosa è stata orribile. Molto più di questa.
Fermo restando che prendere a sassate gli ospiti a casa propria è sconveniente e denota grave maleducazione, ci è assai difficile dar torto agli autori dell’aggressione.
(11 luglio 2015)
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