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Stato di emergenza in Tunisia contro il terrorismo islamista: non è una novità

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di Ahmed Naouali

 

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Coloro che da qalche parte, ce ne sono sempre, stanno valutando positivamente la ripresa dello stato di emergenza in Tunisia dopo i due attentati degli ultimi mesi, stanno prendendo un abbaglio. Lo stato di emergenza non farà che dare nuovi poteri a quegli organismi, la Polizia prima di tutto, che nel Paese di Ben Alì – che non è ancora così lontano nel tempo da poter essere ignorato, ha fatto il bello ed il cattivo tempo e tra le cui fila i simpatizzanti salafiti o vicini alle attuali posizioni islamiste dell’Isis non sono affatto rari. Lo stato di emergenza, che vuol dire più controllo sui civili, che vuol dire una stretta sulle libertà personal, come se i Tunisi fossero ora più liberi di prima (Ben Alì a parte), darà più potere alle forze dell’ordine, ma non risolverà il problema del terrorismo. Non lo risolse nemmeno il passato regime.

Ero personalmente in Tunisia, dove per ragioni personali e di studio ho passato diversi mesi all’anno negli anni scorsi, almeno fino al 2007, quando in una piccola località balneare non lontana dalla capitale Tunisi (40 minuti di treno) nella quale avevo affittato una casa, i Salafiti tennero sotto scacco le forze dell’ordine per diversi giorni, nelle foreste che circondano la località, uccidendo numerosi poliziotti. Tutti, stranieri e locali, venivamo fermati e perquisiti diverse volte al giorno, perché questi erano gli ordini, quando i terroristi stavano da qualche altra parte.

L’informazione ufficiale non dette mai notizia dell’accaduto limitandosi a notizie sommarie sulla questione: io ne venni messo al corrente grazie alla buona amicizia che mi legava legava e mi lega, ad un agente di Polizia (che oggi in polizia non c’è più e vive in Francia. Se non fosse stato così la storia non ve l’avrei raccontata).

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Lo stato d’emergenza su tutto il territorio tunisino durerà 30 giorni. Verrà poi procrastinato? L’esempio dell’Egitto non è incoraggiante. E dimostra che non è con lo stato d’emergenza che si risolve il terrorismo islamista quando l’ISIS ed i suoi adepti sono alle porte. Come sempre prima di gioire bisogna riflettere.

(6 luglio 2015)

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