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Quelli che ululano contro la casta e chiedono diecimila bigliettoni per un intervento pubblico

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Weekend Letterari Fest Immagine copiadi Il Capo

 

Viviamo con grande divertimento un accadimento che ci vede inconsapevoli, ma attivi, co-protagonisti: stiamo organizzando uno degli eventi culturali che sono parte della nostra attività editorial-culturale, nel caso specifico un evento letterario, e ci siamo mossi con telefonate, contatti, ed email, per cercare di avere uno dei blasonati nomi che appaiono spesso in tivù, tra quelli che più ci sembravano culturalmente interessanti, al di là del loro essere noti.

 

Curiosamente, ma nemmeno tanto, ci interessava avere uno scambio pubblico con coloro che si sono eletti a fustigatori del malcostume dell’eccessivo guadagno dei politici o dei personaggi che, a loro dire, sfruttano eccessivamente la loro posizione di potere per benefici economici e personali.

 

Fermo restando che conosciamo perfettamente come funzionano le cose nell’ambito degli inviti a Festival ed eventi pubblici di vario genere (noi stessi, quando le nostre produzioni teatrali vengono richieste da differenti realtà in Italia o all’estero chiediamo, come parte dell’accordo, che l’organizzazione copra le spese di viaggio ed alloggio), e che non siamo fustigatori pubblici del mal costume, non costruiamo sopra le presunte malefatte dei “privilegiati” campagne tivù e spazi in programmi televisivi, ma facciamo il nostro mestiere e basta, ci troviamo con stupore a considerare una volta di più, quanto difficile sia la coerenza tra il ciò che dico ed il ciò che faccio.

 

Visto che per una volta abbiamo il privilegio di essere sia da questa parte, quella dei potenziali fustigatori, che dall’altra (quella degli organizzatori che dovrebbero pagare), ci viene da chiederci se non sembra a coloro che imboniscono dagli schermi tivù sulle marachelle di chi si fa pagare troppo, che diecimila bigliettoni tra cachet, spese di viaggio ed alloggio, con corredo di IVA al seguito, non sia un prezzo decisamente esoso per replicare ciò che in tivù è già stato detto, con tanti saluti alla coerenza professionale, ma soprattutto politica, di chi denuncia gli altri e poi – in termini differenti e con la scusa dell’essere famoso – si fa pagare fior di quattrini anche per solcare il piazzale antistante un teatro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(16 giugno 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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