di Iosonodio
Albergo di Miramare chiuso dal Comune per gravi carenze di sicurezza. Il controllo successivo ad un’operazione di contrasto allo spaccio della Polizia locale
Nel pomeriggio di mercoledì scorso gli agenti in borghese della squadra di polizia giudiziaria della Polizia locale di... →
La democristianità non era solo una forma di potere gestita benissimo con connivenze di vario tipo che spaziavano dal Vaticano alle regioni dove la criminalità organizzata faceva il bello ed il cattivo tempo, era una forma mentis dell’italico idiotismo. Si sentiva dire, è vero fanno schifo, ma alla fine c’hanno dato lavoro e benessere. Perché per l’italiano che è semplice con pretese di grandezza conta quello, il benessere. E pensieri pochi. Non importa che ci siano altre forme di governo possibili. Altre forme di convivenza e di crescita comuni più intelligenti e, nel lungo termine, produttive per il paese. Il lungo e lunghissimo termine sono spazi della mente che l’Italiano non conosce, perché significano uscire da sé. Pensare a come sarà il mondo tra 200 anni è una cosa non solo impossibile, ma inimmaginabile, perché l’Italiano sa che fra 200 anni non ci sarà più e piuttosto che pensarci, rifiuta il futuro nel nome di un presente che scompare subito dopo avere pronunciato (o scritto) la “e”.
I democristiani lo sapevano e governavano a vista, a seconda dell’umore del momento, della pancia del partito, e di quella degli Italiani, che se pressati dalla “necessità” di salvare il paese facevano e fanno (e sono disposti a fare) qualsiasi sacrificio. Perché? Perché si sentono utili e buoni ed il loro ego gode. E l’ego è l’unica cosa che hanno. Ed essendo l’ego di gran lunga più vuoto di qualsiasi vuotissima testa, riempirlo di buonismo è un esercizio pericoloso.
“Le istituzioni non sono nostre”, lezione di stile di Silvia Salis alle destre di governo e di divisione
La Sindaca di Genova Silvia Salis non le ha mandate a dire dopo che per chissà quale ragione... →
Subito dopo i ballottaggi che hanno visto come sempre vincere il centrosinistra di qua ed il centrodestra di là, tutti i commentatori politici di tutti i giornali, giornalini e giornalacci, si sono affrettati a sancire la morte di Renzi e la nascita dell’astro della politica Salvini, che era più o meno ciò che succedeva quando uno dei tanti baroni della DC lo prendeva in quel posto a favore di qualcun altro, fossero Fanfani contro Andreotti, Andreotti contro Forlani o Goria contro De Mita. L’analisi politica, oggi come allora, non va al di là di ciò che la pancia invidiosa del democristiano sente – che son passati venticinque anni, ma è ancora democristiano – e continua a valutare gli accadimenti con quel metro lì, come se le compagini di partito che si agitano sull’agone elettorale fossero ancora quella Balena Bianca che inglobava tutto e ingoiava tutti.
Tale risibile capacità di analisi e di raccontare le differenze per quello che sono, rendendole visibili e comprensibili al di là degli slogan e di quattro righe da far leggere in fretta, sono la morte non solo della politica, ma anche di tutti coloro che invece hanno necessità di approfondimento e non lo trovano, e di tutti i giornali, le opinioni, i commentatori. Anche quelli bravi, che son pochi, ma continuano ad esserci. E’ testimonianza della superficialità dei veri democristiani che non vogliono morire: coloro che scrivendo o rappresentando una testata, ma in ultima analisi solo loro stessi, per non perdere consenso, successo e lavoro, anziché del coraggio delle proprie idee, vivono dell’appiattimento culturale, di mancanza di analisi e di approfondimento accontentantandosi del ventre della balena che li tiene in caldo, come se fosse un utero.
Per questo moriremo democristiani. Nostro malgrado.
(15 giugno 2015)
©gaiaitalia.com 2015 – diritti riservati, riproduzione vietata
