di Giancarlo Grassi
La Camera ha detto sì al Jobs Act con 316 sì e 6 no, ed ha messo in scena il siparietto del gruppo dei 29 dissidenti del Pd che votano no o lasciano l’aula: i 29 sono il nuovo della politica e vanno da Gianni Cuperlo a Rosy Bindi, passando per Stefano Fassina. Civati almeno ha avuto il coraggio di metterci la faccia e votare “no”. Ora il proveddimento tornerà al Senato per il via libera definitivo.
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La Camera dà l’ok alla riforma del lavoro e, contemporaneamente, va in scena la nascita ufficiale della corrente dei 29, il gruppo dei deputati del Pd critici nei confronti del ddl delega.
I deputati di Sel, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno lasciato l’emiciclo prima del voto, nel vano tentativo di far mancare il numero legale.
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(25 novembre 2014)
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