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Il Manganello de La Karl du Pigné, “A Scuola di trans”

La Karl du Pigné 08di La Karl du Pigné  twitter@lakarldupigne

Oggi sono andata a teatro, a vedere la mia amica Marlene de Pigalle recitare la parte principale in uno spettacolo dal titolo “La creatura perfetta”. Oltre all’amicizia che mi lega a Marlene e alla sua sperimentata bravura e professionalità, lo spettacolo era presentato come una lavoro sulla diversità, con una regia “ardita”. Io non sono un critico teatrale, non ho nessuna credenziale per poter parlare a questo titolo e d’altronde chi mi conosce e legge questa rubrica sa perfettamente che parlo a ruota libera di quello che mi succede intorno. Lo spettacolo, sebbene parta dall’idea di parlare della diversità a tutto tondo, complice l’interprete principale parla soprattutto delle trans. Lo dico così, semplicemente, senza fare ghirigori mentali. Marlene esce dopo una decina di minuti o giù di lì: è brava, calca la scena come un’attrice consumata, è profonda, la sua recitazione esemplare, anche quando fa un po’ di voluto birignao è credibile e godibile.

Seguo la storia, intervallata da musiche che non nascondono la maestosa gaytudine di tutto l’ensemble (due pezzi di Mina, di quelli di classe, e poi dei pezzi in inglese molto belli, forse di Cagna del Rey, ma non ci giurerei, per chiudere con un Mambo Italiano). Gli altri attori in scena bravi, con alcune personalità di spicco e piccoli divertenti siparietti (il segaiolo e il cliente insistente e innamorato). Mi sarei aspettato quell’arditezza della regia della quale avevo letto, ma io purtroppo non l’ho vista. Questo non significa che la regia non abbia funzionato, anzi. Ma lavorava su un testo che non lasciava nessuna possibilità di arditezza. Detto che nella sceneggiatura c’è tutto, la trans che si prostituisce, il cliente visceralmente legato a lei che si fa schifo per il suo vizio e per l’odio – amore per Luce, la spiegazione politically correct tra trans, drag queen e travestita (che non ci fa male ricordare, sempre), i flashback dell’interprete che ricorda la madre e che porteranno poi al colpo di scena finale e altro ancora, mi è restato dentro l’anima la sensazione di un incedere lento, un ritmo che doveva essere incalzante, arrabbiato, coraggioso e che invece non ho trovato.

L’idea di una transessuale che decide scientemente di battere per fare soldi e che per questo si esclude dall’amore e da relazioni che non siano mercenarie è un tema affrontato non solo a teatro ma, per quanto mi riguarda, toccato anche con mano nelle mie lunghe frequentazioni con la comunità trans. Naturalmente si tratta di uno spettacolo e dentro ognuno ha il diritto di raccontarci quello che desidera e che è più vicino alle proprie corde. Io personalmente sono in generale più ottimista e propendo a una narrazione più larga che rappresenti la maggiore autodeterminazione degli uomini, delle donne e delle transessuali. Mi viene da sorridere al pensiero di quanto i clienti – anche in quest’opera – sembrino fatti con lo stampino (potremmo stare qui ore a divertirci sui brevi racconti che le transessuali che si prostituiscono fanno dei vizietti e manie dei loro clienti) ma spesso, in questa operazione, dimentico anche che sulle transessuali si cade negli stessi clichè: tutte povere, tutte prostitute per necessità, tutte indurite dalla vita e dalla prostituzione, tutte senza amore o incapaci di amare, tutte e quasi mai per scelta determinata, ineluttabilmente destinate a vivere e morire da sole, preda di uomini senza scrupoli o di viziosi senza fine, dai quali anche se all’ultimo grado di disperazione e di solitudine ognuno di noi tenderebbe di allontanarsi il più possibile.

Alla fine della rappresentazione ho applaudito, le luci si sono accese e ho visto il pubblico intorno a me e ho capito che a buona parte di quelle persone questo spettacolo era servito, che uscivano dal teatro con un’idea più positiva delle trans, anche di quelle che si prostituiscono. Ma si sa, io sono incontentabile. A un ottimo lavoro accademico e dal sapore un po’ didascalico, avrei preferito un’audace e intelligente vendetta transessuale che faceva a pezzi clienti, madri e padri incoscienti e donne ingenerose.

Ma questa è un’altra storia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(6 ottobre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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