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HomeNotizieIl Lunedì di Rosario Coco, FGCI: Tavecchio razzista? No, è semplicemente "vecchio"

Il Lunedì di Rosario Coco, FGCI: Tavecchio razzista? No, è semplicemente “vecchio”

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Testo:

Rosario Coco 04di Rosario Coco twitter@RosarioCoco

Stava anche dicendo una cosa giusta Carlo Tavecchio, poco prima di cadere in una gaffe memorabile, che rischia di rendergli la vita molto più difficile del previsto nella corsa a Presidente della FGCI.

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Nel nostro calcio gli stranieri giocano subito, senza essersi ambientati, senza avere la giusta esperienza e i requisiti adatti. Un business dei procuratori insomma. Poteva dirlo in mille modi: in Italia gioca chi un giorno prima giocava nei campi di patate, giocava nei deserti, giocava nelle steppe…. tutte situazioni che riguardano a volte anche tanti adolescenti di casa nostra. Invece ha scelto l’espressione più disastrosa, usata da chi ha contestato la Kienge, un cult ormai al centro di un susseguirsi di manifestazioni pro e contro, con tanto di banane simboliche mangiate negli studi televisi, basti ricordare tra le tante anche Giulia Innocenzi ad Announo.

Insomma “in Italia gioca chi fino al giorno prima mangiava banane”.

Eh no, caro Tavecchio, non si può proprio. Il mondo (per fortuna) è cambiato. Puoi anche avere ragione, ma certe espressioni, ormai, si è capito che fanno male come i sassi.

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Nell’era della rete, del web, della comunicazione globale, la rapidità delle informazioni fa sì che la forma diventi sostanza, molto più di prima. E si è anche capito, ormai da qualche decennio, che il razzismo è una cosa seria, che sta anche nel linguaggio. Ecco perchè non possiamo avere un Presidente della FGCI che dà dei mangiatori di banane ai calciatori extracomunitari. E peggio della gaffe sono le scuse: cosa c’entrano le banane con il curriculum calcistico?

Insomma, ad esser sinceri, Tavecchio ha usato un’espressione colorita del suo mondo, forse gli anni in cui giocava, o forse un calcio, quello della Lega Nazionale Dilettanti, da cui proviene, ancora non abituato a confrontarsi su questi terreni.

Intendiamoci, Tavecchio si è difeso dicendo di non essere razzista e ha ragione. Non lo è lui nè tantomeno i dilettanti.

Tavecchio è semplicemente inadatto.

Inadatto a rinnovare una federcalcio in ginocchio, inadatto a confrontarsi con federazioni europee come quella francese o tedesca, che sull’integrazione vera hanno costruito i loro successi, inadatto ad affrontare le sfide di un calcio globale che viaggia a ritmi e a logiche completamente diverse rispetto a quelle di due decenni fa.

Il calcio è uno strumento educativo ormai istituzionalizzato, chi lo rappresenta deve trasmettere dei valori, con i fatti ma anche e sopratutto con i comportamenti.
Vi immaginate i bambini delle scuole calcio che sentono il “megapresidente” del pallone dare dei mangiatori di banane ai loro compagni neri? Non si può.

In questo senso, Renzi fa il solito Ponzio Pilato: “Rispetto l’autonomia della federazione”. Eh no caro Renzi, perchè il Presidente della FGCI e la federazione stessa hanno una responsabilità sociale che va ben oltre la sfera dell’autonomia, basti pensare a come e quanto è seguito il pallone in casa nostra.

Purtroppo, se ci sono dei posti dove oggi si impara il razzismo, uno di questi è lo stadio. Ma sappiamo bene che il Premier da certe orecchie non vuole sentirci.

Dietro le quinte c’è il signor Demetrio Albertini, grandissimo calciatore di fama internazionale, giovane, colto e con l’esperienza di vicepresidente della federazione. Non si capisce perchè sia avversato da una buona fetta dei grandi club e dalla serie B.

Forse perchè dice di voler cambiare tutto. Purtroppo, tanto per cambiare, in Italia, siamo troppo affezionati al Gattopardo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(28 luglio 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©rosario coco 2014
©gaiaitalia.com 2014
diritti riservati
riproduzione vietata

 

 

 

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