di Daniele Santi
I due giovani imprigionati un anno fa per omosessualità senza nessuna prova che non fossero i pettegolezzi dei loro viscidi vicini, prove inconsistenti della Polizia che aveva detto di avere accesso ad otto differenti testimoni che non si sono mai visti, quella Polizia che li ha torturati e falsamente accusati, saranno liberati.
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Dopo più di un anno di prigioneil Tribunale ha riconosciuto che lo stato non è stato in grado di portare prove valide a suffragio dell’accusa di “conoscenza carnale contro l’ordine naturale”, a carico dei due.
I due giovani di 23 e 24 anni, Barber Philip Mubiana e James Mwape, verranno ora liberati dopo le torture, le accuse: li attende la morte sociale – se non fisica – considerando che in Zambia l’omosessualità è vista come una manifestazione demonica (punita con la prigione fino a 14 anni) e che il loro arresto era avvenuto a seguito di una feroce campagna antigay del governo del paese che aveva anche ordinato l’arresto di un attivista per la lotta all’HIV, Paul Kasonkomona.
Solo qualche settimana fa il governo del paese aveva dichiarato che i diritti delle persone omosessuali non verranno mai riconosciuti in Zambia essendo i “comportamenti gay” [sic] contrari ai valori cristiani (valori?) riconosciuti dalla Costituzione.
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(4 luglio 2014)
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