All’UPI sono infuriati, il presidente alla testa di coloro che impugneranno la decisione del Governo, come associazione e come privati cittadini, Forza Italia più populista dei chavisti venezuelani alla caccia dei voti del M5S che grida “bugiardi!” come sempre, fino a non farsi più ascoltare, e si unisce alle grida di Brunetta.
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I contrari all’abolizione dicono che di fatto si creeranno macrorganismi più costosi delle attuali province, con la differenza che essendo abolite le elezioni provinciali si “priveranno i cittadini del diritto al voto”, e probabilmente anche gli ambiziosi politici di una porta aperta su una possibile elezione.
Per Brunetta, scalpitante sugli augusti piedini, i macrorganismi, o le città metropolitane che dir si voglia, saranno la scusa per permettere alla sinistra l’egemonia nelle nuove istituzioni, ossessione da vecchia Forza Italia. Questo è il nuovo che avanza, bisogna avere pazienza.
Il Consiglio Provinciale sarà sostituto da “Assemblee di sindaci”, senza gettone di presenza né diaria; la complicata riforma prevede anche il graduale passaggio di alcune competenze a Comuni (edilizia scolastica) e Regioni (centri per l’impiego), col timore che le grandi città possano fare la voce grossa nei nuovi “macrorganismi”.
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Se ai cittadini la cosa potrebbe anche piacere, ad Antonio Saitta presidente dell’UPI e della Provincia di Torino con il centrosinistra, non piace per niente: “Perché mai un governo ha osato mettere in dubbio la possibilità per il popolo di eleggere chi governa il territorio?”, così tuonó Saitta.
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