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giovedì, Dicembre 2, 2021

#LOVEISRIGHT, parliamo della manifestazione del 7 dicembre in questa intervista ad Aurelio Mancuso

Aurelio Mancuso 04di Maximiliano Calvo

Il 7 dicembre si terrà la manifestazione #LOVEISRIGHT, contro le modifiche alla Legge Mancino-Reale e per i diritti delle persone LGTB. Una grande manifestazione che ancora una volta percorrerà le strade di un’Italia ancora sorda alle rivendicazioni di uguaglianza delle persone LGTB.

Abbiamo chiesto ad Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, tra gli organizzatori di #LOVEISRIGHT, di rispondere alle nostre domande sulla manifestazione stessa, sui suoi obeittivi, sulle dinamiche interne al movimento LGTB e sulle istanze delle persone omosessuali italiane.

Lo ringraziamo per avere accettato e proponiamo di seguito l’intervista:

Una nuova manifestazione per i diritti LGTB e contro le modifiche alla Legge Mancino-Reale, non andava organizzata prima?

Nei giorni della discussione alla Camera si sono tenuti sit in davanti a Montecitorio, ora la legge è approdata al Senato per la discussione, ed è verso questo ramo del Parlamento che bisogna operare la pressione massima perché sia approvata con le necessarie modifiche. In oltre #LOVEISRIGHT avvia una campagna che si svilupperà in tutta Italia, quindi, è l’inizio di una più forte mobilitazione diffusa sul territorio.

Scorrendo la lista delle associazioni vediamo che nemmeno questa volta ci si è messi d’accordo, non sarebbe ora di imparare ad unire?

Come presidente di Equality Italia non entro nel merito dei rapporti nel movimento lgbt, certo le differenze non si cancellano improvvisamente, va fatto un percorso di confronto lungo e sapiente. Le associazioni nazionali lgbt hanno inteso promuovere #LOVEISRIGHT come atto forte di azione politica, altre associazioni hanno dato vita ad altro tipo di manifestazioni, l’importante è condividere gli obiettivi, che mi pare trovino l’unanimità dei consensi. Da qui al 7 dicembre spero che si possano ritrovare tutte le anime del movimento e penso che si stia lavorando per rendere concreta questa volontà. Il dato positivo è che le adesioni di gruppi e associazioni sono già circa un centinaio e sicuramente aumenteranno nei prossimi giorni.

Le persone LGTB sono stanche, dalle mail e dagli interventi che ci vengono inviati, di manifestazioni, che giudicano per lo più inconcludenti, una percezione che è insieme giusta e sbagliata, Lei cosa ne pensa?

La sfiducia è comprensibile e allo stesso tempo il nostro dovere è di proseguire con tenacia una lotta che deve ottenere dei risultati. Trent’anni e più di battaglie deluse dalle bugie e omissioni della politica stancherebbero chiunque, ma noi non stiamo avanzando richieste teoriche, ci stiamo impegnando per le nostre vite, i nostri figli, i nostri amori. Lasciamo da parte lo sconforto e la tentazione del vittimismo, la nostra comunità deve esprimere tenacia e fiducia, senza mai arretrare.

Le modifiche alla Legge Mancino-Reale sono state fatte già diverso tempo fa, perché la manifestazione arriva con tanto ritardo?

Durante tutta questa vicenda abbiamo accompagnato la discussione alla Camera con dichiarazioni, sit in, iniziative in tutta Italia,  ora rilanciamo proprio quando inizia la fase cruciale e decisiva, non siamo in ritardo stiamo dentro i processi reali della storia di questo provvedimento che da una parte per la prima volta aggiunge le aggravanti per i delitti di omofobia e transfobia e dall’altra cerca di rendere inefficace l’intera legge Mancino. Bisogna spingere affinché la discussione in Senato si avvii davvero e che siano apportate le modifiche che tutte e tutti chiediamo. Quindi #LOVEISRIGHT è organizzata nei giusti tempi e modalità rispetto all’iter della legge.

Nei dettagli come si svolgerà la manifestazione?

#LOVEISRIGHT sarà una iniziativa di affermazione dei nostri diritti e delle nostre vite, si lascerà spazio alle storie reali delle persone lgbt, di video che raccontano l’impegno di tutte e tutti noi. Vogliamo dare un segnale preciso: non siamo vittime, ma soggetti sociali che vogliono riconosciuti diritti e doveri, per poter contribuire al benessere generale del Paese, perché le libertà sono un bene prezioso per la collettività. Nessuna passerella di associazioni, un solo intervento  politico di due donne a nome di tutt*, nessun esponente di partito sul palco, niente bandiere che non siano quelle dei movimenti e delle associazioni che saranno in piazza. Insomma ci riprendiamo la parola aprendo un serio e ragionato conflitto con la politica.

Le manifestazioni servono di più al movimento, ai loro rappresentanti o alle persone LGTB, perché la sensazione è che non servano più a nessuno…

Questo giudizio è ingeneroso e anti storico (non era un giudizio, ma una domanda, ndr). Grazie alle manifestazioni, ai Pride alle iniziative del movimento centinaia di migliaia di persone lgbt sono emerse dalla clandestinità, vivono oggi serene e consapevoli. Quello che manca sono appunto le leggi e, alimentare atteggiamenti rinunciatari proprio quando c’è maggior bisogno di forza collettiva, è irresponsabile e auto lesionista. Il movimento, ribadisco, ha i suoi problemi e insufficienze, proprio per questo le persone lgbt devono dimostrare che esistono, vogliono battersi per i propri diritti, l’alternativa è una condizione di sconfitta permanente.

Quali gli obbiettivi?

Rimettiamo al centro i diritti. L’omofobia e la transfobia sono importanti, ma sappiamo tutti che sono molto diffusi in Italia perché non essendo noi soggetti di diritto, siamo percepiti come deboli, indifesi, estranei al corpo sociale. Per questo aree estreme della destra, il clericalismo diffuso nei partiti, anche di sinistra, una certa rappresentazione sui mass media, hanno buon gioco a trattare le nostre rivendicazioni come eccezionali, non urgenti, fastidiose. Il matrimonio egualitario va posto al centro delle nostre richieste, perché chiarisce, che il tema è la parità dei diritti, così si contrasta il pietismo ipocrita che abbonda tra i politici quando siamo aggredite e aggrediti.

Tra gli obiettivi futuri non c’è quello di separare nettamente il movimento dalla politica?

Chi ha responsabilità nazionali e di rappresentanza nel movimento non dovrebbe avere funzioni politiche, questa è una mia vecchia convinzione, che creò molte resistenze. Sintetizzai la mia posizione in “distinti e distanti” Ognuno si regola come vuole, poi non avendo io alcuna funzione interna al movimento rispetto ancor di più l’autonomia delle associazioni. In generale direi che più la comunità lgbt saprà esprimere una propria forza sociale autonoma e più sarà ascoltata dalla politica.

Cosa direbbe alle associazioni che non si sono schierate con la manifestazione del 7 dicembre?

In diverse occasioni è capitato che alcune associazioni non aderissero a iniziative e Pride organizzate da altre associazioni, ciò non ha impedito la partecipazione, perché al netto del dissenso sul come si sono organizzate quelle manifestazioni, gli obiettivi politici erano condivisi. Sarei molto contento che il 7 dicembre di vedere persone e bandiere, di associazioni che non hanno dato per ora il sostegno a #LOVEISRIGHT. Critichiamo, giustamente, la politica che anche in presenza di obiettivi comuni non riesce a trovare sintesi e punti di contatto, cerchiamo noi stess* di non percorrere quella strada. Ci tengo però a dire che rispetto profondamente le ragioni di chi ha deciso di non aderire, ne ho ascoltato le motivazioni, e penso che oggi sia il momento di dar spazio alle cose che unisco, più che a quelle che dividono, da entrambe le parti.

E alle persone LGTB coloro che non vogliono partecipare?

Il nostro movimento ha come fondamento la libertà degli individui, a questo io aggiungo che c’è una responsabilità personale che va ascoltata. Equality Italia, che si impegna sul terreno di tutti i diritti civili ha un motto “la mia libertà inizia quando incontra la tua”, per praticare questa affermazione c’è bisogno di aprirsi al confronto e all’incontro. Io spero che tante persone lgbt, che non vogliono partecipare avvertano questa esortazione come una volontà di dare vita a una manifestazione in cui stare insieme e riconoscerci.

 

 

 

 

 

 

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