La “legge sugli agenti stranieri”, che sta limitando – quando non annullando – le attività delle organizzazioni per i Diritti Umani straniere, solo una delle tante leggi repressive dei diritti individuali e delle possibili dissidenze adottate dal ritorno alla presidenza di Vladimir Putin, obbliga le Ong che ricevono fondi dall’estero e svolgono quelle che con accento minaccioso vengono definite “attività politiche”, sono obbligate a registrarsi come “organizzazioni che svolgono la funzione di un agente straniero”, ha da poco compiuto un anno.
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Questa normativa ha avuto un profondo impatto sulle Ong che si occupano di diritti civili, politici, sociali ed economici, nonché di questioni ambientali e di discriminazione anche nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti), sottoposte a controlli – spesso arbitrari, considerando che le volutamente fumose leggi della nuova oligarchia russa danno di fatto libertà di movimento a polizia ed agenti segreti – che ne limitano fortemente le libertà.
La situazione dei Diritti Umani in russia, con l’approssimarsi dei Giochi olimpici invernali di Sochi, che scandalosamente non sono stati annullati né boicottati, perché con le forniture di gas non si scherza, non impedisce ad organizzazioni come Amnesty International di svolgere campagne per mettere in luce la sempre più deplorevole situazione dei diritti umani in Russia, nonostante le perquisizioni arbitrarie nei suoi uffici moscoviti.
E’ proprio Amnesty International che attraverso un comunicato denuncia che la “legge sugli agenti stranieri” è stata concepita per stigmatizzare e screditare le Ong che si occupano di diritti umani, monitoraggio elettorale e altre questioni sensibili e per fornire un pretesto per controllare, multare ed infine chiudere gruppi che esprimono critiche alle politiche dittatoriali del nuovo regime russo.
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