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giovedì, Dicembre 2, 2021

Gaycs, su tutto il territorio nazionale contro l’omofobia: intervista esclusiva con il presidente Adriano Bartolucci Proietti

Gaycs Logo 01di Maximiliano Calvo

Ci sono molti modi di condurre la lotta all’omofobia e per costruire un mondo dove tutti godano di pari diritti, e sia chiaro che noi non diamo giudizi, scriviamo notizie: ci sono i presidi in occasione di eventi luttuosi, ci sono le lotte intestine tra associazioni, ci sono posizioni che vengono dignitosamente difese, ci sono i cittadini che non sono parte dell’associazionismo politicizzato e che seguono la loro coscienza equiparando ormai gran parte dell’asssociazionismo “ufficiale” al mondo politico – non è un bel segno – e c’è chi cerca di esplorare altre strade, come quella della cultura e dello sport, sotto l’egida di un’associazione che conta più di 800mila iscritti -reali- in tutta Italia e che da sempre lavora per la promozione della cultura e dello sport. Quella stessa associazione, AICS, ha deciso di far crescere un dipartimento lgtb chiamato Gaycs il cui presidente, Adriano Bartolucci Proietti, ha accettato di rispondere alle nostre domande.Adriano Bartolucci Proietti

L’intervista:

Gaycs, innanzitutto de parole per coloro che non conoscessero l’associazione…

Gaycs è il dipartimento LGBT di AICS, Associazione Italiana Cultura Sport, ente di promozione sociale e sportivo nato nel ’62. E’ grazie alla volontà del suo gruppo dirigente e soprattutto grazie al suo presidente nazionale Bruno Molea, che in concomitanza con l’Europride di Roma, nel giugno del 2011, si è costituito con Gaycs il dipartimento che si occupa delle tematiche che riguardano il mondo LGBT. L’ente è presente in ogni angolo del Paese e grazie a questa fitta rete stiamo facendo un ottimo lavoro soprattutto nell’ambito sportivo e culturale.

E’ quindi attraverso lo sport e la cultura che Gaycs intende veicolare una nuova cultura di rispetto e pari diritti e opportunità per le persone lgtb…

Sì esattamente. Il percorso è tortuoso, soprattutto in ambito sportivo, è infatti da poco tempo che si affronta finalmente il tema dell’omosessualità in relazione al tema dello sport sotto i vari aspetti che lo caratterizzano.

In un momento molto complicato, con attacchi omofobi continui, e suicidi di giovani… Ultimo il caso del 21enne romano…

L’escalation di suicidi che si sono susseguiti nell’ultimo anno in Italia e non solo- debbono far seriamente riflettere rispetto a quella che io definisco il “cancro del secolo”riferendomi al fenomeno dell’omotransfobia dilagante. Tema che non riguarda solo il nostro Paese, ma che soprattutto in Italia continua a rilevare la totale assenza da parte della politica, in generale, rispetto a metodi, soluzioni ed interpretazioni nel merito della questione che attualmente hanno prodotto un testo di legge che assolutamente non risolve, sotto molti aspetti, la questione in profondità. Il tentativo di manlevare alcune “categorie sociali” dall’eventuale responsabilità in merito a dichiarazioni, atteggiamenti e azioni che potrebbero alimentare l’odio omofobico ci lascia sconcertati.

Lei era presente alla manifestazione alla Gay Street? Se sì, cosa le è sembrato di ciò che ha vissuto e che è stato impropriamente – e dal palco – definito “evento”?

Sì ho partecipato, anzi ho aderito da subito, pensando che si trattasse di una manifestazione unitaria ma poi mi sono reso conto che l’assenza di alcune realtà importanti del mondo associativo ha voluto sottolineare la mancanza di comunicazione tra le stesse. Sinceramente sono rimasto deluso, speravo che le cose fossero cambiate rispetto al passato.

Gaycs aveva in programma un’iniziativa importante per ricordare il giovane suicida, ce ne può parlare?

Sì avevamo deciso di destinare tutto il ricavo della nostra serata di autofinanziamento del 3 novembre all’organizzazione di un Memorial Sportivo intitolato al ragazzo ma ci è stato chiesto di non pubblicizzarlo durante la manifestazione ed inoltre sotto la spinta di alcune violente critiche “pilotate” a scanso di ogni equivoco abbiamo deciso di non effettuare la raccolta fondi per non sottoporci ad ulteriori critiche gratuite da parte di chicchessia. Questo non significa che non organizzeremo l’evento sportivo anzi andremo avanti con questa idea e chi vorrà aiutarci, portando il proprio contributo di idee e valori, potrà farlo senza nessun veto o condizione.

Sta parlando di veti, sarebbe gravissimo…

Sì esatto ci è stato chiesto dagli organizzatori di non pubblicizzare l’iniziativa. Non l’abbiamo fatto per rispetto verso chi avrebbe potutto mal interpretare la nostra attività.

Quali i progetti futuri di Gaycs?

Sono tantissimi e tra questi spiccano gli eventi sportivi e culturali, che in totale autonomia le associazioni affiliate organizzano sul territorio – non solo della Capitale – a cui come dipartimento diamo il nostro contributo anche economico, ma soprattutto organizzativo. Le associazioni sportive affiliate a Gaycs possono contare sul nostro profondo rispetto e sul supporto strategico che solo una grande organizzazione come AICS può garantire sul territorio italiano. Tra le iniziative di punta abbiamo un incontro di Rugby internazionale organizzato a Roma per il 30 novembre da Libera Rugby Club Roma, il torneo “Un calcio all’omofobia” organizzato a Bologna da Bugs Bologna Calcio e Roma Gay Run organizzato da Gaycs Sport nella Capitale. Poi è previsto a breve un corso di formazione per volontari LGBT, attività di laboratorio teatrale, cinematografico e una bellissima iniziativa nell’ambito della letteratura gay. Seguendoci attraverso il nostro sito www.gaycs.org sarà possibile verificare i singoli progetti che, come per lo sport, vengono soprattutto organizzati in completa autonomia dalle associazioni affiliate.

Che cosa è il Cenacol’o e di cosa si occuperà esattamente?

E’ il CEntro NAzionale COntro L’Omofobia che abbiamo creato e che presto inaugureremo ufficialmente presso la sede di Roma sita in via Ferdinando Ughelli 28/a. Si tratta di un luogo di aggregazione aperto a tutti coloro che hanno subito azioni omofobiche e che necessitano di un supporto legale e psicologico, in primis, ma che soprattutto possono trovare accoglienza grazie alla collaborazione dei volontari che animano la sede ogni giorno. Il percorso è ovviamente tutto in salita, questa struttura appena nata non gode di nessun contributo pubblico e rispetto a questo ci stiamo attivando per intraprendere un percorso di collaborazione con le istituzioni locali e nazionali. Vorremmo poter esportare questo modello in tutte le città d’Italia sfruttando l’importante rete di sedi che AICS ha in tutta Italia.

 

 

 

 

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