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giovedì, Dicembre 2, 2021

Modena, l’oscura violenza della “gente perbene”

di Daniele Santi

Cinque giovani, di “buona famiglia” (si affrettano a scrivere), violentano una sedicenne nel bagno durante una festa privata: un piantone fuori dalla porta, quattro chiusi con la vittima a fare ciò che vogliono, e quindi le prese in giro e lo scherno dei quattro 18enni ed un 17enne dal pisello più grande del cervello, alla vittima.

Che denuncia, con la madre, e li fa mettere in galera, con pene possibili da sei a dodici anni di carcere.

C’è chi si indigna davanti alla dizione di “gente perbene”, ma la grassa cittadina emiliana dove vige la “vasca” il sabato pomeriggio e tutti continuano a chiamarsi per una vita con i nomignoli del liceo, scorticandosi l’un l’altro con commenti al vetriolo dietro le spalle e baciandosi quando si incontrano per la strada è una cittadina di una violenza devastante.

La violenza della ricchezza e del benessere, la violenza verso lo straniero nascosta da sorrisi e “accoglienza istituzionale”, come le feste in piazza con il cous-cous alle quali la gente perbene finge di partecipare, dilungandosi in commenti razzisti dietro l’angolo, con i governanti che si senton tanto buoni, la pretesa di essere una grande città europea e non un buco nebbioso dove ci si riempie la bocca con paroloni e qultura che non serve a nessuno degli abitanti, giovani devastati dal perbenismo che si sfogano lontani dagli occhi dei genitori, il pettegolezzo e la diffamazione nascosti dietro abbracci e pratiche buoniste.

Non è la peggiore provincia italiana, ma tra quelle che abbiamo conosciuto – moltissime – è probabilmente tra le più false.  Una città piccola piccola che perpetua il falso mito dell’apertura emiliana con gente che vota a sinistra, ma sta più a destra di Storace.

Amministrazioni perfette per far soldi, dato che in una città dove si crepa d’estate e si gela d’inverno non rimane che lavorare, abilissime a vendere quel poco che hanno e ad inventarsi manifestazioni di cui si parla molto e dove si parla molto, ma di una superficialità imbarazzante; cittàdina di pochi e resistenti miti che stimolano l’ego di tutta una sgrammaticata popolazione.

Episodi come le violenze di gruppo perpetrate da branchi di giovani dovrebbero fare riflettere: una riflessione che non arriva mai.

Dubitiamo si tratti di un’esperienza che a Modena e ai modenesi servirà.

Forse zittirà la città e le sue rezdore travestite da signore, che sarebbe già qualcosa. Sarebbe invece un enorme risultato se ricordasse loro ciò che la città ha partorito quando episodi molto meno rilevanti hanno visto protagonisti giovani immigrati, non necessariamente extracomunitari. Non necessariamente stranieri.

 

 

 

 

 

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