Per le Forze Armate il tempo è scaduto e la stabilità dell’Egitto in pericolo, quindi Morsi ed il popolo (18 milioni di persone contro il potere islamista dei Fratelli Musulmani e del presidente fantoccio) hanno 48 ore di tempo per trovare un accordo prima che sia l’Esercito a prendere in mano la situazione e decidere il futuro del paese.
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Di fatto l’Esercito sta preparando un putsch, come ci conferma il nostro contatto a Il Cairo (Mamo, nome di fantasia), ma un putsch che sarebbe legittimato in qualche modo dalla presenza del popolo per le strade e rispettoso della sua volontà.
Morsi è stato per 12 mesi un fantoccio politico che ha cambiato la Costituzione a suo uso e consumo come se i Fratelli Musulmani avessero vinto le elezioni con il 100% dei voti e non con il 51%, ha governato per la sua minoranza ideologica e religiosa ed ha lasciato allo sbando il paese ormai sull’orlo di una irreversibile crisi economica.
Vinte le elezioni un anno fa con 18 milioni di voti, Morsi è stato sfiduciato dalla gente comune che ha raccolto 22 milioni di firme (certificate) per chiedergli di andarsene. La sua resistenza alle richieste di dimissioni è costata agli egiziani 20 morti in due giorni.
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Ora entra in gioco l’Esercito. Il futuro dell’Egitto è appeso a un filo. Tutto può succedere.
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