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PD, cinquanta dissidenti, anzi, forse la metà (temo che futuro per questo partito ce ne sia poco)

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Pippo Civatidi Giovanna Di Rosa

Civati disse “dissentiamo”. Lo disse chiaro forte e senza paura dal suo blog: “Se i ‘giovani’ del Pd, invece di dividersi come al solito, chi facendo precipitare la discussione a pochi minuti dal voto, chi rivendicando una posizione di corrente, chi schierandosi per l’ennesima volta dietro al capo (che nel frattempo era cambiato), avessero chiesto di riunirsi per discutere di quello che era accaduto per colpa dei soliti strateghi e avessero fatto una proposta tutti insieme, non ci saremmo trovati a votare il Presidente uscente su nostra insistente richiesta, come se non ci fossero alternative (perché questa storia delle «alternative che non ci sono» è iniziata quella sera)”.

Ora si parla di cinquanta dissidenti del PD (“Ma firmeranno meno della metá” Civati dixit) che stanno preparandosi alla firma di un documento assai duro, l’Unità parla di un partito che, nelle parole dei dissidenti, deve “deve garantire il confronto a tutti i livelli, un profondo ricambio della classe dirigente, una discussione congressuale seria che porti a «rifondare il Partito democratico». Mentre Pippo Civati e gli altri parlamentari contrari a un esecutivo insieme al Pdl («siamo una cinquantina ma quelli che si manifesteranno saranno la metà») preparano un documento molto critico da lanciare prima del voto di fiducia”.

Il PD che fará il governo con il Pdl, un governo che potrebbe anche durare, perché Enrico Letta è abile e nessuno ha interesse a tornare al voto ora (si è mai visto un deputato che rinuncia dopo sessanta giorni? Più son puri più hanno il culo attaccaticcio), quindi la discussione si sposta sugli “impresentabili”. Ma chi sono gli “impresentabili”? C’è giudizio univoco sugli “impresentabili”? Si parla di “impresentabili” proprio nel giorno in cui Repubblica parla di D’Alema agli esteri, D’Alema è presentabile o no? Un governo con la Gelmini e la Bindi sarebbe presentabile o no?

Tutti si chiedono quanto durerà il governo, ma la domanda è quanto durerà il PD.

La candidatura Renzi (ala cattolica del partito, progressista, ma cattolica, e conosciamo il cattolicesimo riformista dell’Italia contemporanea) alla segreteria, con personaggi assai poco riformisti nella sua lunga lista di peones, Richetti, Delrio, tra gli altri) e un’ala progressista forte, che ha non solo in Civati (ma in molti segretari provinciali non allineati) esponenti di spicco che potrebbero pensare a una nuova formazione con Sel, o altri elementi che vogliano dar vita a un partito d’ispirazione socialdemocratica europea, troveranno difficilmente una sintesi.

Tutto si dice e tutto si nega. E’ la strategia del partito senza identità nato dagli esperimenti di Veltroni e dalle sue contrapposizioni con D’Alema. Così era nel PDS, poi entrarono i cristiano sociali e le cose peggiorarono, nacquero i DS (mai morti, sia detto per inciso) e quindi il PD. Nulla è cambiato. Quelle contrapposizioni sono rimaste senza soluzione.

 

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