Aprendo Twitter questa mattina, dopo avere aperto le 150 email di protesta e di indignazione ricevute in redazione dopo l’annuncio della candidatura di Marini al Quirinale, mi sono imbattuto in alcuni commenti di esperti filosofi pensatori gay, di quelli che pensano gay, vivono gay, evacuano gay e vivono solo gay e per i quali tutti sono gay perché se sono gay loro anche tu.
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Gli esperti gay di cui sopra scoprivano come se si trattasse di una novità che Marini è antigay, che non ha tra le sue priorità i diritti delle coppie gay e tiravano in ballo dichiarazione fatte all’Avvenire nel giugno 2012, preistoria politica. Ora le cose vanno molto peggio.
Mi preme sottolineare, e lo faccio a titolo personale e non per difendere la testata per cui scrivo dato che qui non ci sono “fedeli alla linea” e ognuno scrive ciò che pensa, che il momento politico richiede molto di più della chiusura dentro “il ghetto ideologico gay” di coloro che sono gay ed è tutto ciò che hanno; richiede ad esempio capire che la candidatura di Marini rappresenta il trionfo di una gerontocrazia oligarca che i giovani, etero e gay, li mette da parte, li isola, li sbugiarda, li nomina solo quando ne deve chiedere i voti.
E’ questo atteggiamento che porta alla mancanza di riconoscimento dei nuovi diritti individuali e della nuove famiglie. Poi certo, i grandi pensatori gay che hanno cambiato la storia recente di questo paese, ci scriveranno per insultarci e chiamarci omofobi. Ci succede spesso.
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