Secondo quanto riferito dall’On. Scalfarotto nell’articolo pubblicato da Queerblog.it, e dalla testimonianza dell’ex parlamentare Anna Paola Concia che fece richiesta di copertura sanitaria per sua moglie e per cinque anni non le risposero, rispondendole no l’ultimo giorno di legislatura, sappiamo che anche sul tema delle coppie di fatto i parlamentari italiani vivono di privilegi.
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Semplificando possiamo dire che per i parlamentari le coppie di fatto hanno diritti, mentre per i cittadini no. Dentro questa discriminazione ne esiste un’altra: per i parlamentari eterosessuali le coppie di fatto esistono, per quelli omosessuali no.
Ci chiediamo che cosa aspettino i Sigg. Deputati e Senatori a fare scoppiare la bomba e a presentare ricorsi che di fatto blocchino questi privilegi per pochi. Dicono che si può. Se si può lo facciano.
Non vorremo che si pen che anche le persone omosessuali in parlamento, quelle dichiaratamente omosessuali almeno, vogliano godere di privilegi “riservati” e negati al resto della popolazione, no?
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Non ci sembra che i risultati ottenuti dai gay e dalle lesbiche impegnati in politica possano giusitificare trattamenti “riservati” mentre il resto della popolazione lotta con l’omofobia e l’arretratezza culturale della politica.
P.S. Mercoledì sera dopo la pubblicazione di quest’articolo siamo stati raggiunti da alcune email di insulti e da una decina di tweets che protestavano per il fatto che, a loro dire, stiamo chiedendo un “livellamento dei diritti verso il basso”, scriviamo testualmente. Posto che gli insulti non servono a nulla e che non ci impediranno di continuare a scrivere quello che
- a) pensiamo
- b) ci pare
consigliamo di dare una occhiata approfondita alle nostre pagine, così da rendersi conto che forse non stiamo proprio dalla parte di chi i diritti vuole “livellarsi verso il basso” (sic). Uguaglianza vuol dire diritti di tutti, se alcuni ce li hanno e altri no, noi non siamo d’accordo.

