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La Sony Pictures si posiziona contro gli stereotipi gay, entusiasmo dei siti lgtb italiani. Parliamone

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Testo:

La Patata Bollentedi Paolo M. Minciotti

La Sony Pictures si è posizionata a favore delle persone lgtb invitando a scartare i copioni che offrano una rappresentazione macchiettistica di gay e lesbiche, ricordando la necessità di trattare questi temi con rispetto e serietà.

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I siti gay italiani seri, con le parole gay, queer o lesbo nel dominio, si sono affrettati a pubblicare la notizia con il tono di chi dice “era ora”, “basta con gli stereotipi”, eccetera.

Li invitiamo a riflettere su alcuni sterotipi gay:

  • culi nudi senza motivo
  • biografie dei pornodivi con tanto di centimetri (e ruolo favorito a letto)
  • esaltazione di culi e tette ai gay pride
  • pubblicazione di n’importe quoi basta che contenga la parola gay
  • sorvolare con noncuranza su ogni proposta di collaborazione con altre pagine web (sappiamo di cosa parliamo)
  • varie ed eventuali
  • varie

Uno dei siti in questione sceglie una foto tratta da “Il Vizietto”, indimenticabile trilogia con Ugo Tognazzi e Michel Serrault, che attraverso gli “stereotipi” presentava la vita in comune di una coppia di omosessuali che avevano scelto la convivenza, ottenendo la piena e totale accettazione del loro ambiente, presentando altresì la figura di un politico cattolico di estrema destra che anticipava di trent’anni i vari Le Pen, Scilipoti o Giovanardi. Guardare per credere.

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Vogliamo poi ricordare un’altra pellicola degli anni ’70, diretta da Neri Parenti, con Renato Pozzetto e Massimo Ranieri, e una bellissima Edwige Fenech, chiamata “La Patata Bollente”. Una pellicola di rara intelligenza dove un gay “intellettualmente impegnato”, interpretato da Massimo Ranieri, veniva “salvato” dai fascisti (e metteva poi in crisi la sua relazione con una donna) da Renato Pozzetto, sindacalista rosso che più rosso non si può, che quando non capisce più da che parte sta non esita a mettersi in gioco.

I problemi non sono gli “stereotipi”, ma l’uso che se ne fa che può essere positivo o negativo, e bisognerebbe anche discutere sull’accezione della parola “stereotipo”, ma sarebbe come sparare a un morto.

 

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