Il più grande del secolo si spegneva il 6 gennaio del 1993, per infezioni correlate all’HIVdissero e poi smentirono, era l’ennesimo tributo che il mondo dell’arte pagava a una malattia che aveva reso la gente cieca, impaurita, stupida, anche più del solito. Rudolph Nureyev era un genio, un danzatore irripetibile, un innovatore irresistibile.
Caso Ranucci, il Tribunale del Riesame fissa al 7 settembre l’udienza Lavitola
Il Tribunale del Riesame ha fissato per il prossimo settembre l'udienza per Valter Lavitola, accusato (dopo sua stessa... →
Dopo Nureyev c’è stato il vuoto. Era un uomo dalla volontà inflessibile, dai grandi sogni, che mantenne fino alla fine.
Parlano di lui come di un genio a cui piaceva imparare, che amava circondarsi di persone più grandi, i suoi studi con Balanchine la dicono lunga sulla sua sete di apprendere, gli piaceva imparare dagli altri, ma sul palco era una leggenda e non aveva rivali.
Straordinarie le sue coreografie, le sue esibizioni, le sue scelte artistiche. Una vita stroncata a 55 anni, ma che il genio di Nureyev ha reso eterna.
Torino, inseguito dalla Polizia in centro storico su un’auto rubata a dei turisti: un arrestato e due denunciati
La Polizia di Stato ha tratto in arresto a Torino un trentanovenne marocchino per aver ignorato l’alt, dandosi... →

