di Giovanna Di Rosa
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Il desiderata della neo-sposa era un vestito tutto sberluccicoso e la presenza alla cerimonia di due chihuahua vestiti da sposini, tutto spiaccicato sullo schermo come certi massacri cinematografici su grande schermo. E’ stata solo una delle tante brutture che sono stata costretta a sorbirmi mio malgrado a causa di una febbre altissima che mi ha inchiodata a letto due giorni. Unica compagnia il gatto. E la televisione. Non c’è stata una grande scelta, vista ciò che si impone tra telegiornali che non dicono nulla di quello che succede e reinventano ciò che succede sul serio (in ultima analisi i telegiornali non esistono), programmi popolati di opinioni demenziali, personaggi improbabili e gente comune scelta per la volgarità manifesta, si immagina, più che per acume o altre qualità e contenitori di disgrazie che vorrebbero essere trattati da contenuti con conduttori che abbracciano tutte e tutti. Così tra isterismi infantili protagonizzati da sessantenni, gestioni peculiari della lingua italiana (“una vastità di cibo”), gente che si toglie dalla bocca le ossa di un animaletto arrosto, ripresa in primo piano mentre quasi sputacchia e giornalisti ultra-ottantenni che gridano in faccia stia zitto! a un ospite sgradito – avevano già fatto il loro tempo trent’anni fa, ma sono ancora lì – non si saprebbe a chi togliere la favella per primo.
Poi ci si rende conto che anche questi votano e si capisce perché la politica si manifesta nel modo che vediamo. Deve scendere al livello di elettorato e scendiletto. C’è quasi da averne compassione.
Da Calenda un’altra bordata al M5S: “Mezzo esploso e mezzo estinto”, e su Draghi: “Se va al Quirinale si va al voto”
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(12 aprile 2026)
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