di Giovanna Di Rosa

Antonio Tajani non ne può più. Nonostante quel che fa affinché si parli di lui e di Forza Italia – gli indispensabili consigli su finestre e droni, gli interventi altrettanto indispensabili di politica estera quando a braccia aperte si rivolge a Tehran e Tel Aviv dicendo “basta”, e vantandosene – sembra che il mondo si sia rivoltato contro di lui. Prima le firme di sedici senatori per convincere Gasparri a dimissionarsi da solo, poi quelli del suo stesso partito che vogliono un altro capogruppo alla Camera e poi la Marina, il grande capo, quella che mette i piccioli insieme alla famiglia regnante di Arcore, che spingono sull’acceleratore della Forza Italia liberale in onore all’ideale politico della regina per diritto dinastico. Lui ce la mette tutta per salvare i suoi, arriva persino a minacciare le dimissioni, ma non gliene frega niente a nessuno. E fa male.
E presto gli toccherà anche il colloquio con Marina Berlusconi che non gli dà tregua a ‘st’omo perché vuole un partito più liberale e meno schiacciato sulle posizioni meloniane. Ma come fai se i liberali non ce li hai? Certo l’augusta famiglia da Arcore è abituata ai miracoli: il nuovo miracolo italiano, i miracoli meloniani (tutti abortiti), i miracoli della Mondadori così clamoroso che ne parlano ancora, ma davvero Marina Berlusconi pensa di poter trasformare Antonio Tajani in un liberale? Cosa gli fa un corso per corrispondenza o basterà un incontro a quattr’occhi? E con la questione dei diritti di tutte e tutti sui quali la presidente di Mondadori insiste da mesi e mesi come faranno Los Berluscones (olè) con la maggioranza nella quale si è cacciato Tajani? Sono domande che meritano una risposta. Che difficilmente arriverà prima di Pasqua.
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Tajani è in pessime acque. C’ha persino provato a parlare di rivolta ma si è zittito subito perché questa non è una rivolta, sono ordini dall’alto, da chi comanda sul serio: una privata cittadina che ci mette i soldi, dunque pretende. E mica puoi dargli torto oggi quando negli ultimi dieci anni hai detto obbedisco sulla base di una scelta de de cuius che aveva visto nell’uomo qualità che ci voleva una certa dose di acume, e Re Silvio ne aveva da vendere, e di generosità insieme per crederci davvero. Lui è pressato anche dal governatore Roberto Occhiuto, che lancia pulsioni liberali (anche lui!) e la famiglia Berlusconi che lo ripete da mesi: “Facce nuove, battaglie liberali sui diritti”.
E Tajani che faceva? Resisteva senza fare nulla, che è un po’ il suo marchio: veleggiare nella mediocrità, ma con abbastanza potere da esserne soddisfatto (perché anche l’ego vuole la sua parte), facendo finta di niente tanto il governo ha il vento in poppa. Poi lo schianto del referendum. E il resto è storia recentissima. Futuro? Chi lo sa. Certamente toccarli il consuocero Paolo Barelli è stato un colpo basso. Ma Tajani è uomo di esperienza e lo sa: non si vivacchia di sola politica, e di una politica che si accoda, a volte tocca anche decidere andando oltre gli indispensabili consigli su come evitare di affacciarsi alla finestra per non prendere droni in faccia.
E come credergli se lui è la prova provata che i droni li puoi prendere nei denti anche in luoghi protetti?
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(30 marzo 2026)
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