E’ sempre quel ministro Salvini che dovevano passare sul suo cadavere per evitare che si facesse il ponte sullo stretto, ma che ora ha altri impegni: deve andare in visita alla famiglia nel bosco, quella che è colpa dei giudici anche se la legge l’hanno fatto a Palazzo Chigi; è sempre il Salvini che diceva che i “fondi per il ponte non si toccano. Abbiamo trenta miliardi di cantieri aperti“, e noi ci chiedevamo stupiti sul serio?, trenta miliardi di cantieri aperti?, perché non solo non ce n’era notizia, ma non ce n’erano nemmeno le ombre. Trenta miliardi di cantieri sono un sacco di roba in giro e a noi pareva che le salviniche faccende legate al ponte andassero in un’altra direzione.
Poi arriva quest’articolo di Qui Finanza secondo il quale il Ponte scivola al 2034 e una parte delle risorse deve spostarsi su un altro binario [sic], quello che è intitolato a Rfi, la società che gestisce la rete ferroviaria italiana: 2,8 miliardi di euro per ridurne il debito. Perché in confronto a Salvini Re Mida era un dilettante. Il quotidiano cita la decisione contenuta “nel decreto sui commissari straordinari delle opere pubbliche, approvato dal Consiglio dei ministri dopo settimane di limature tecniche e il passaggio alla Ragioneria generale dello Stato”. I 2,8 miliardi saranno così suddivisi: 1,8 miliardi nel 2026 e un ulteriore miliardo nel 2027 per la “riduzione dell’esposizione debitoria”.
Insomma servivano soldi e si è pensato di rimodulare il cronoprogramma finanziario del Ponte sullo Stretto, l’opera destinata a collegare stabilmente Sicilia e Calabria e anche a far sbarcare più velocemente soldati che dalle navi, grazie al Ponte, potranno arrivare immediatamente in Calabria. Magari di corsa.
E naturalmente c’entra anche un po’ la sfiga: siccome c’erano un sacco di ritardi accumulati nell’avvio dei cantieri, la revisione è stata possibile. A volere pensar male, la revisione è stata addirittura necessaria, ma sono cattiverie da serve.
Dunque abbiamo un nuovo cronoprogramma che porta il progetto fino al 2034, un anno in più rispetto alle previsioni precedenti. Insomma, conclusione dei lavori entro il 2034 e non 2033, ma Salvini ha frenato anche sulle scadenze mentre salutava “l’approvazione del provvedimento con “grande soddisfazione”, confermando lo stanziamento complessivo di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione del ponte e delle opere collegate”; Salvini dichiarava anche di non essere più disposto a dare “scadenze mensili” ché il mondo è pieno di sgambetti.
Prevedibile la reazione delle opposizioni che parlano di parlano di “accanimento terapeutico” su un progetto che “continua a subire ritardi e contestazioni”.
Dunque il Ponte va avanti, mica si poteva pretendere che venissero chiusi “trenta miliardi di cantieri aperti” quando lo stanziamento complessivo per l’opera finita e di 13,5 miliardi. Lo dicevamo che Re Mida al ministro Salvini gli fa un baffo.
(14 marzo 2026)
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