di Daniele Santi
Si dev’essere sentita forte Schlein mentre si gettava a capofitto nella trappola perfetta preparata dalla presidente del Consiglio che le lanciava l’invito a raggiungerla nella domus aurea di Atreju, quel luogo dove si dovrebbero incontrare i puri di cuore, come il giovanissimo Tom Cruise impersonava nel film “La Storia Infinita”.
Ecco, posto che di puri di cuore nell’Atreju meloniano non vi è traccia, vi ritroviamo invece un’abbondanza di nani politici e troll al servizio dell’augusta famiglia, così padrona delle circostanze da tessere una trappola alla leader dell’opposizione certa, anzi, certissima, che ci sarebbe caduta a piedi pari.
Deve avere avuto un moto di sfida Elly Schlein quando ha pronunciato il suo certo verrò ma voglio che ci sia Giorgia Meloni con me. Così Meloni l’ha fatta secca con un bell’uno-due: certo ci sarò, ma voglio che sia anche Conte, perché non si capisce chi è il leader dell’opposizione. Si chiama uppercut in gergo da ring. Noi che siam più volgari scriveremmo colpita e affondata.
Naturalmente Conte non si è lasciato sfuggire l’occasione – del resto i filo-5stelle del PD non vedono l’ora di togliersela dai piedi, la Elly – e ha dato la sua disponibilità e vedremo come andrà a finire. Finirà in una grosse koalition a destra con ingresso di Calenda, allontanamento di Salvini e appoggio esterno di Conte?
E’ naturalmente fantapolitica, mica facciamo vaticinii.
Tuttavia raramente si è visto politico – per quanto ingenuo – cadere in un simile tranello. Come saltare a piedi pari su una pozzanghera e trovarsi immersi nell’acqua fino al collo. Se non fosse drammatico ci sarebbe da sbellicarsi dal ridere. Ma non c’è da ridere. Non c’è nemmeno da piangere. C’è solo da sperare che qualcuno si svegli, ci riferiamo a un qualcuno tra color che son dormienti perché gli altri, svegli, lo sono fin troppo.
E’ il secondo cazzotto nei denti in pochi giorni dopo il vergognoso stop di Salvini all’accordo tra maggioranza e opposizioni sulla legge che protegge le donne e che lui definisce “Questa sorta di consenso preliminare”, votata all’unanimità alla camera. E poi fatta saltare al Senato con scuse puerili e giri di parole da sagra di paese.
(30 novembre 2025)
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