di Marco Biondi
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Mi sono da poco goduto la lettura di un bellissimo articolo di Valter Veltroni sul Corriere.it. La violenza e il caos del 7 aprile 2026. Anche lui traccia un parallelo tra la tragica esperienza nazi-fascista e la farneticante azione dell’attuale Presidente degli Stati Uniti. Impossibile, d’altra parte, non notare quanto la storia si stia drammaticamente ripetendo.
Al di là dell’indole guerrafondaia – abbastanza singolare se pensiamo che Trump ci sia rimasto male perché non gli è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace – quello che mi sta facendo riflettere è che lui sia riuscito a far deviare la linea del Partito che lo ha proposto agli elettori per la carica di Presidente in modo talmente evidente da contraddire decenni di storia e da stravolgere alla radice le basi della democrazia che hanno fatto grande gli States.
Veltroni cita, in modo lungimirante, una dichiarazione di Reagan, dello stesso partito Repubblicano di Trump. Leggete: “Grazie a ogni ondata di nuovi arrivati in questa terra di opportunità, siamo una nazione per sempre giovane, per sempre piena di energia e nuove idee, e sempre all’avanguardia, sempre alla guida del mondo verso la prossima frontiera. Questa qualità è vitale per il nostro futuro come nazione. Se mai chiudessimo la porta a nuovi americani, la nostra leadership nel mondo sarebbe presto perduta…”. E la commenta così: “Trump sta portando il suo paese nel caos, e il mondo nella più pericolosa stagione di conflitti mai vista prima. E persino il possibile uso delle armi atomiche è tornato ad apparire spaventosamente attuale, incredibilmente possibile. Non c’è una strategia, una visione, un disegno. Solo la violenza, l’idea del potere libero per i più potenti, della negazione della sovranità dei popoli, solo la sistematica violazione delle regole concordate, solo la minaccia alla libera informazione: gli ingredienti del caos”.
Ricostruzione semi seria delle azioni di Governo a cinque mesi dalla vittoria elettorale dei miracoli
Leggi l'articolo →Ve lo voglio proporre, perché, se non avete avuto la possibilità di leggerlo, credo che ci lasci un ampio spazio di riflessione.
Ho recentemente commentato nella mia newsletter del 10 aprile, quanto possa essere pericolosa, oggi, una repubblica presidenziale, quale è quella degli Stati Uniti. Soprattutto se il potere del Presidente è così ampio come quello di Trump e se il Presidente si trova a disporre del potere assoluto anche nei confronti del Partito che lo ha proposto e che ne ratifica, attraverso la sua maggioranza parlamentare, anche le decisioni più azzardate.
Trump non ha più, evidentemente, il consenso che lo ha eletto, ma ha la spregiudicatezza per infischiarsene, e, così come ha dimostrato azzerando tutte le condanne seguito all’assalto al Parlamento del 2011, dispone di poteri che possono, nei fatti, stravolgere le basi democratiche attraverso le quali è stato eletto.
Dei, patrie e famiglie: e se fosse possibile teocrazie messianico-fasciste. Se fosse possibile, certo….
Leggi l'articolo →Noi, di certo, non possiamo fare nulla, salvo cercare di proteggerci in modo adeguato attraverso la Comunità Europea, per scoraggiarlo a prendere iniziative contro di noi. Ma possiamo fare molto in tema di politica interna. Chi si dichiara solidale e non prende le distanze da questi comportamenti è complice e rischia di essere debole nel caso in cui ci dovesse essere la necessità di proteggerci. Chi propone o auspica modifiche costituzionali che vadano ad indebolire le tutele democratiche oggi in vigore, deve essere visto come un pericolo e non come una alternativa di governo. Chi assume posizioni antitetiche rispetto a quelle che hanno garantito anni di stabilita, di pace e di prosperità e lo fa per ambizioni di potere, è un nemico della democrazia. Leggete quello che dichiarava Reagan a proposito dell’immigrazione e confrontatelo con le posizioni di partiti che oggi sono al Governo del nostro Paese. Traetene voi le conclusioni.
La storia insegna e i suoi insegnamenti non possono essere dimenticati o travisati. Ricordiamocene quando torneremo a votare: se all’inconcludenza attuale della compagine di governo, troviamo velleità antidemocratiche che potrebbero anche essere avallate da un nuovo Presidente della Repubblica che dovrà essere eletto nel corso della prossima legislatura, sappiamo che quello che si rischia non è solo un’inflazione più alta o una scarsa attenzione verso i più deboli, ma è molto di più.
E chissà se anche i cittadini americani che saranno chiamati alle urne per le prossime elezioni di “mid-term”, avranno un sussulto di lucidità, magari riusciremo ad avviarci verso una nuova fase di politica internazionale. C’è da augurarsi non solo questo, ma che non sia troppo tardi. Quello che è in grado di fare il signore coni capelli carota è, purtroppo, inimmaginabile e imprevedibile.
(12 aprile 2026)
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