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Ricostruzione semi seria delle azioni di Governo a cinque mesi dalla vittoria elettorale dei miracoli

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di Marco Biondi

Non so se sia capitato anche a voi, ma io ho notato che praticamente ogni giorno arriva dai media l’eco delle dichiarazioni ufficiali dei nostri governanti che raccontano di cose che il governo vorrebbe cambiare. E ognuna di queste notizie corrisponde alla presunta volontà di mettere fine a delle ingiustizie, normalmente lasciate dalle sconsiderate amministrazioni precedenti.

Per spiegarmi meglio, riprendo solo qualche episodio degli ultimi giorni, episodi scelti a caso e non necessariamente tra quelli che hanno avuto maggiore eco. Diciamo così: scelte random, alla ‘ndo cojo, cojo. Un po’ come le promesse di Salvini, diciamo.

L’amministrazione comunale di Bologna, ha deciso di istituire il limite di 30km ora nelle strade del centro. Parliamoci chiaro, non è una rivoluzione, né tantomeno una decisione strampalata e innovativa. C’è ovunque, ora ci sarà anche nel centro di Bologna.
Come tutti i cambiamenti a qualcuno questa novità non è piaciuta. E anche questo non fa notizia. Da sempre una percentuale non irrisoria di persone si dichiara contraria … a prescindere.

Scoperta questa fascia di scontenti, l’ineffabile Salvini cosa fa? Si dichiara subito contro questa misura comunista assunta dal sindaco comunista di Bologna e promette un editto. Cosa mai deciderà di fare, lo sceriffo di Pontida, ci domandiamo incuriositi. Sembra, così dicono i ben informati, che legifererà che non si può imporre tale limite alle superstrade, alle arterie a scorrimento veloce, alle strade a doppia corsia. E’ proprio un genio.

Altro esempio, sempre di questi giorni: la premier Meloni, attacca la FIAT, ora Stellantis. Chi, dei vecchi elettori del PCI, nel secolo scorso non ha criticato la Fiat e la famiglia Agnelli? Qualcuno di quelli, sarà pur rimasto no? E ancora vota. Allora dagli addosso all’erede John Elkann, reo, dicono, di aver venduto ai francesi. Lasciamo da parte il fatto che i francesi si lamentano che Citroen e Peugeot sono diventate troppo italiane, ma concentriamo ci su altro.

Qualcuno, compreso il sottoscritto, azzarda che la nostra Costituzione difende la libertà di impresa, ricorda che Stellantis sta dando lavoro stabile a migliaia di Italiani e fa campare le relative famiglie. E l’operazione Stellantis ha unito marchi storici dell’industria automobilistica italiana e francese, diventando una potenza mondiale in quel settore. Siamo sicuri che meriti un attacco addirittura dalla Premier? Ma la Premier insiste. Dicono ci siano tanti italiani ai quali l’ex ragazzotto della famiglia Agnelli continua a non essere simpatico. Perché non assecondarli?

Ma andiamo oltre. Sempre lo sceriffo di Pontida, si rende conto che, forse, il supporto alla difesa Ucraina, che godeva del sostegno di una larga maggioranza degli italiani, sta perdendo consenso. E allora che fa? Minaccia di togliere i fondi, magari augurandosi una vittoria di Trump, così ci penserà lui.

A parte che le elezioni statunitensi sono a novembre e il nuovo presidente sarà in carica solo nel 2025, il rischio è che non si renda conto di quanto rischia l’Europa in caso di sconfitta della resistenza Ucraina? Si suppone che la Premier l’abbia preso per un orecchio fino quasi a staccarglielo, intanto che gli spiegava che il nostro Paese ha impegni internazionali che non si possono disattendere se la notte non si è riposato bene. Così il giorno dopo, qualcuno della Lega dice che no, non abbiamo detto niente, anche se a tanti italiani votanti è rimasto in mente quanto detto da Salvini il giorno precedente.

Ultimo esempio che voglio portare è il seguente: è passata al Senato la riforma delle “autonomie”. Praticamente quella che Umberto Bossi definiva “devoluscion”; suppergiù siamo lì. Che fine farà secondo voi? Passerà anche alla Camera? Il povero Matterella la firmerà? Se si, si faranno i decreti attuativi? Chi può dirlo? Intanto al fedele popolo della Lega, è stata data in pasto una notizia che piace.

Ma a me viene un dubbio: non è che, per caso, queste sono tutte manovre da campagna elettorale in vista delle elezioni europee e amministrative? Non è che ogni partito della maggioranza sta cercando spazio per avere più potere o per mantenere quello che ha nella distribuzione di cariche e onori nella maggioranza? Subito dopo il voto, si farà, inevitabilmente, il confronto tra i voti presi alle politiche che hanno determinato la spartizione dei poteri e i voti che saranno presi alle europee. E poi si procederà alla ridistribuzione. E qualcuno, tipo la Lega, rischia grosso. E allora corrono ai ripari e cercano di raccattare voti ovunque sia possibile per difendersi dal rischio di essere fagocitati dalla crescente popolarità della Premier. E, magari, non è che “questi” stiano cercando di portare via voti agli avversari dell’opposizione?

Fare riforme vere, quelle che poi diventano legge, è impegnativo, richiede competenze, richiede, spesso anche delle coperture economiche che il nostro paese non si può permettere. E allora a me resta il sospetto che delle tante cose delle quali si parla, “questi” ne faranno molto poche. Io poi mi auguro che non le facciano per niente, perché a me non piacciono, ma lì siamo nel campo delle opinioni. Ora, come si confà a un buon articolo, vorrei arrivare a trarre le mie conclusioni.

Io non ci trovo nulla di strano che chi vince le elezioni abbia il diritto/dovere di portare avanti il suo programma di governo. Se poi fa cose che a me elettore non piacciono o si rivelano errate, vorrà dire che alle prossime elezioni si voteranno altri partiti o liste. Quello che è difficile sopportare è il quotidiano imbonimento degli elettori con l’annuncio di misure che non saranno attuate, o che sono inutili, fatto al solo fine di guadagnare voti. Questo è disonesto. Certo che se poi gli elettori dovessero dare il proprio voto a politici che hanno mantenuto le loro promesse elettorali, temo che avremmo un’astensione vicina al 90%, ma questo è un altro tipo di discorso.

Vuoi mettere come stavamo meglio quando avevamo i quadri o penta partiti che facevano cose utili, magari anche a loro stessi, ma almeno le facevano? E se poi l’autostrada del sole per andare da Firenze a Roma la facevano passare per Arezzo, ovvero nel feudo elettorale del buon Amintore Fanfani, poco importa. Almeno gli italiani avevano una strada veloce che univa il Paese. Avrebbero potuto risparmiare un quarto d’ora in più? Ma pazienza, così risparmiavano almeno due ore! Però si parlava di meno e si faceva di più. Ma questa è storia e oggi anche ricordi che sembravano poco edificanti sembrano esempi luminosi di buon governo. Ci rendiamo conto di quanti danni stiamo subendo? Ma tant’è. Evviva la terza Repubblica.

Perché, alla fine, tra il dire e il fare, ci resta sempre di mezzo il mare. Anzi, tutto il globo terracqueo.

 

 

(28 gennaio 2024)

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