Il capo del centro anti-terrorismo di Trump ha detto bye bye a Trump accusando il presidente di avere scatenato una guerra inutile per far piacere a Netanyahu perché “Teheran non era una minaccia, abbiamo iniziato questo conflitto su pressione di Israele e della sua lobby USA”. Non tira una buona aria alla Casa Bianca, forse domani Trump parlerà di tende, feste e golf.
Lui è Joe Kent, direttore del National Counterterrorism Center, una delle principali agenzie americane per la lotta al terrorismo, che ha annunciato le sue dimissioni dicendo di non poter “in coscienza” sostenere la guerra dell’amministrazione Trump.
Kent ha dichiarato sui social che l’Iran “non rappresentava alcuna minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”. Si tratta di un’accusa pesantissima che avranno ripercussioni pesantissime sull’immagine già sgretolantesi di Donald Trump, con un attacco molto più du ro di quanto esce dalle dichiarazioni che sottolinea che Trump sta mettendo a rischio la vita dei soldati americani – finora tredici morti e oltre duecento feriti – per fare un favore a Netanyahu.
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Leggi l'articolo →Kent, è una specie di simbolo dei veterani americani, un superagente di quelli che piacciono tanto al cinema ma che nell’immaginario americano sono simboli importanti, mascellone volitivo, aria da duro, è stato protagonista di una tragedia personale legata al terrorismo quando la moglie Shannon Kent, militare e agente dell’intelligence, venne uccisa nel 2019 in un attentato suicida compiuto in Siria.
Le dimissioni di Kent suonano quindi come un durissimo atto d’accusa al presidente e di sfiducia nella politica della Casa Bianca, che ha lanciato una guerra alla cieca contro un paese di quasi 100milioni di abitanti, con un esercito di terra di due milioni di uomini, e una storia ultramillenaria. Il disagio di Kent sarebbe ampiamente condiviso dai vertici dell’intelligence.
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