Trump ora pretende che la NATO si impegni nella guerra al suo fianco, dopo averla incoscientemente scatenata vittima delle pulsioni di Netanyahu. “Gli alleati ci aiutino su Hormuz”: grida a squarciagola. E mentre Londra e Berlino confermano il “No” e l’Italia ribadisce che “questa non è la nostra guerra”, anche l’Unione Europea dice “no grazie” lasciando Trump nell’enorme guaio in cui si è cacciato che comincia a vedere per quello che è.
E mentre Pakistan colpisce Kabul, tanto per scatenare un altro bel casino da quelle parti, il presidente americano se la prende anche con il Regno Unito per quello che definisce “il mancato sostegno navale britannico nello stretto di Hormuz”.
Una Meloni stranamente chiara, ha detto con chiarezza come la pensa: “Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento” è il Corriere a citare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ospite di Quarta Repubblica, in onda su Rete4 il 16 marzo.
Poi c’è un’ulteriore doccia fredda che potrebbe far capire a Trump e al suo compagno di merende di Tel Aviv che non si va avanti a prepotenze e ricatti: Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito, secondo quanto sostengono fonti di Palazzo Chigi, hanno infatti chiesto con una nota congiunta l’immediato stop all’escalation della violenza in Libano e l’avvio di un tavolo negoziale tra le parte. La nota condanna “la decisione di Hezbollah di unirsi all’Iran nelle ostilità, che mette ulteriormente a rischio la pace e la sicurezza regionale” insieme agli “attacchi diretti contro civili, infrastrutture civili, operatori sanitari e infrastrutture, così come la Forza Provvisoria delle Nazioni Unite in Libano”. La nota parla di “azioni inaccettabili” invitando “tutte le parti ad agire in conformità con il diritto internazionale umanitario”. La nota si chiude sottolineando che “una significativa offensiva di terra israeliana avrebbe devastanti conseguenze umanitarie e potrebbe portare a un conflitto prolungato” che “deve essere evitato” (in basso il testo originale in inglese).
“Statement by the leaders of *
Canada, France, Germany, Italy and the United Kingdom on the escalating conflict between Israel and Hezbollah.Ti potrebbe interessare:Landini grida e Bertinotti risponde, ora qualcuno resusciti Fanfani dalla tomba (per modernità)
Leggi l'articolo →We are gravely concerned by the escalating violence in Lebanon and call for meaningful engagement by Israeli and Lebanese representatives to negotiate a sustainable political solution. We strongly support initiatives to facilitate talks and urge for immediate de-escalation.
Hezbollah’s attacks on Israel and the targeting of civilians must cease and they must disarm. We condemn Hezbollah’s decision to join Iran in hostilities, which further jeopardises regional peace and security.
We condemn attacks directed at civilians, civilian infrastructure, health workers and infrastructure, as well as the United Nations Interim Force in Lebanon. These actions are unacceptable, and we call on all parties to act in accordance with international humanitarian law.
A significant Israeli ground offensive would have devastating humanitarian consequences and could lead to a protracted conflict. It must be averted. The humanitarian situation in Lebanon, including ongoing mass displacement, is already deeply alarming.
We reiterate our call for the full implementation of UNSC Resolution 1701 by all parties and support the efforts of the Government of Lebanon to disarm Hezbollah, prohibit Hezbollah’s military activities, and curb their armed hostilities. We stand in solidarity with the Lebanese government and people, who have been unwillingly drawn into conflict.”
Ed è curioso che ora Trump voglia l’aiuto della NATO dopo averne detto peste e corna e con l’aria di chi ha diritto ad essere assistito solo perché le cose non stanno andando come lui immaginava. La NATO, del resto, è un’alleanza di difesa e non di offesa e la sua zona d’influenza, Trump dovrebbe saperlo, non copre la zona del Golfo Persico.
(16 marzo 2026)
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