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Elly Schlein: “Meloni metta giù la clava”, apriti cielo…

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Meloni è furiosa, tanto per cambiare, le succede ogni volta che deve presentarsi in parlamento come fanno i politici che non governano per decreto, quelli che hanno così tanto da dire che non hanno bisogno di governare a colpi di maggioranza. Il copione è sempre lo stesso: prima replica con toni suadenti da statista di razza e seconda replica a colpi di clava (o manganello  verbale che dir si voglia). Nemmeno l’11 marzo la presidente del Consiglio si è smentita nella sua prevedibilità: iniziando con un niente affatto rassicurante “Siamo pronti al confronto” (che significa che non sa che pesci prendere, e ha bisogno di aiuto, salvo poi intestarsi le soluzioni) “ma sono molto contenta di essere diversa da voi. Mentre voi fate propaganda a buon mercato, noi lavoriamo per la sicurezza nazionale. Stupisce che certe scelte vengano condannate in Patria ed esaltate in Spagna dalle stesse identiche persone: un po’ di logica non guasterebbe”.
La dichiarazione è riportata da molti media e l’onta descritta è riferita al PD e alla sua segretaria Elly Schlein che collabora strettamente con il primo ministro spagnolo Sánchez –  appartenendo alla stessa famiglia del PSE ci si stupirebbe del contrario.

In un secondo momento (ripreso oggi anche dai quotidiani a commento della chiusura della giornata di ieri), la presidente del Consiglio che è anche vostra madre, basta non contraddirla, ha pensato bene di ricorrere alla solita tecnica del vittimismo che tanto le appartiene e lei e alle sue destre: “Io vengo insultata, mi si dice di posare la clava mentre cerco l’unità nazionale su temi di vita o di morte. L’opposizione ha avuto un’occasione per dare un contributo all’autorevolezza dell’Italia, ma ha preferito la lotta nel fango e la polemica spicciola”.
Deve sfuggirle, divorata dall’egopatia, che l’opposizione in un paese democratico fa il suo mestiere: si oppone.
E siccome i mitra il parlamento non sono per fortuna ammessi, fino almeno a quando un minimo di civiltà a queste destre che sdoganano di tutto e di più sarà rimasto, si usano le parole. Meloni dovrebbe ricordare se stessa, paonazza in volto e voce strozzata, ad attaccare l’allora presidente Conte in uno dei tanti caricaturali eccessi d’ira da oppositrice fiera e convinta delle politiche governative – con pieno diritto, ma abbia il buon gusto di lasciare da parte rimbrotti sui toni.

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Poi il capolavoro sulle basi USA che le opposizioni non vogliono certo chiudere con la tipica retorica che si poggia sul nulla, creando una narrazione conveniente al momento che non trova basi nella realtà, né nelle osservazioni di chi si oppone al peggior governo degli ultimi trent’anni: “Sulle basi USA l’opposizione poteva chiuderle quando era al governo, se le riteneva una minaccia. A oggi non ci sono state fatte richieste, ma noi seguiamo le regole internazionali, non i vostri slogan”.

Nella prima replica a Meloni d’Italia era sfuggito un lapsus pericoloso, quando riferendosi a FdI parlava del partito che gov… correggendosi in un imbarazzante “dirigo” salvo poi lanciarsi nello straordinario “l’Italia non è in guerra e non ci entrerà”.
Era di poche ore dopo l’attacco alla base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, a ricordare alla presidente del Consiglio che l’Italia è in guerra in quanto alleata degli USA sulla carta, perché da quelli parti là non si ragiona secondo convenienza politica del momento seguendo il primo urlatore che ne spara una ogni quarto d’ora, ma si dice a voce alta che si attaccheranno le basi USA e quelle dei suoi alleati in tutti i paesi del golfo.

Perché vedano, lettrici e lettori, il cuore dei problemi di questa destra è il non sapere distinguere, o il non volere distinguere, la critica dall’insulto e il dissenso dal sabotaggio nazionale.

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(12 marzo 2026)

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