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E ora, anche in Europa, ci si parla, addirittura Meloni e Macron con Merz e Starmer

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Quella che sembrava essere una chimera, potrebbe diventare realtà. Certo non a livello di Comunità Europea – che sarebbe troppo bello – ma almeno limitatamente ai quattro Paesi più importanti del nostro continente, si è raggiunto un accordo sulla necessità di coordinare le attività difensive necessarie a seguito della guerra in Iran. E’ evidente che sarebbe impensabile farne a meno, tanto il conflitto appare vicino e, potenzialmente, invasivo nei nostri confronti. Quanto accaduto a Cipro ha suggerito che i quattro Paesi coordinassero le loro azioni su due temi fondamentali: il primo riguarda le evacuazioni delle decine di migliaia di cittadini europei che si trovano, al momento, in zone di pericolo; il secondo è il coordinamento delle azioni militari difensive per evitare che possa trasparire una co-belligeranza. I nostri Paesi non sono in guerra e non vogliono esserlo. 

Gli accordi presi prevedono anche lo spostamento di mezzi militari di difesa nella zona a ridosso delle aree di guerra. La Francia, che ha già impiegato i suoi caccia nel Golfo, annuncia l’intenzione di dispiegare nel Mediterraneo una nave porta-elicotteri anfibia classe Mistral per “completare il dispositivo”, in un quadro che prevede anche l’arrivo della portaerei Charles de Gaulle.

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Il messaggio politico e comunicativo che emerge dal colloquio tra i leader è che si deve enfatizzare l’aspetto “difensivo” di queste decisioni. L’impegno militare “difensivo”, nelle intenzioni dei quattro leader, dovrebbe restare complementare alla via diplomatica. L’obiettivo è quello di aggiornarsi al massimo ogni 48 ore. Un ritmo obbligato dalla rapidità dell’escalation.

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