di Daniele Santi
Tra i tanti geni della lampada che in qualche modo noto solo a loro riescono a raggiungere altissime vette professionali, che forse non dovrebbero nemmeno solcare, lasciano a bocca aperta alcune delle recenti dichiarazioni di Kaja Kallas, che ha definito i ruoli chiave giocati da Unione Sovietica e Cina nel secondo conflitto mondiale, “something new”: qualcosa che non le risultava, di cui non era a conoscenza, insomma che novità è questa?
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Leggi l'articolo →Non c’è nessuna novità. O almeno ce n’è una. La solita: si sieda e studi. Servirà più a lei che a noi.
Si sottolinea a beneficio di chi ne voglia trarre beneficio che il ruolo di Kaja Kallas nell’Unione Europea è oggi quello di Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Incarico che ha assunto il 1° dicembre 2024. E fa sempre parte della cronaca spicciola che il suo ruolo dovrebbe implicare la Guida la Politica Estera (e la sicurezza comune); è una delle Vicepresidenti della Commissione Europea, presiede il Consiglio Affari Esteri, cioè le riunioni dei Ministri degli Affari Esteri degli Stati membri dell’UE – ci si augura con più autorevolezza di quanta farnetica di storia secondo lei. Infine dirige il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), che funge da corpo diplomatico dell’UE.
Dovremmo andarne fieri.
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Leggi l'articolo →Kallas si era espressa come la fruttivendola all’angolo, riferendosi a una dichiarazione di Vladimir Putin – che intendeva criticare, quando si dice avere i mezzi – il quale aveva affermato che i popoli sovietico e cinese avessero sopportato l’onere maggiore e subito le perdite umane più grandi nella vittoria sul nazismo. E’ qui che Kallas è uscita con quello che che lei ha definitvo: “something new” (“una novità”), continuando poi a pattinare sul ghiaccio mentre sollevava interrogativi sul contributo di Cina e Russia nella guerra globale contro il nazismo.
Giusto per parlarne in superficie per scalfire la superficie
Nel contesto della Seconda guerra mondiale, Unione Sovietica e Cina giocarono invece ruoli decisivi che ne giustificano l’inclusione tra le potenze vincitrici, pur con contributi e traiettorie profondamente diverse. Qualcuno informi l’Alta Commissaria che non è una novità.
E fu soprattutto in Europa che il peso sovietico nel conflitto fu determinante. Dopo il clamoroso errore di Hitler, l’invasione dell’URSS del 1941, i russi sostennero lo sforzo bellico principale contro la Germania nazista, assorbendo e logorando la maggior parte delle forze terrestri dell’Asse. Sostennero battaglie campali a Stalingrado e Kursk che segnarono svolte strategiche, infliggendo perdite irreparabili all’esercito tedesco.
Stalin trasformò lo stato sovietico in una formidabile macchina da guerra: riconversione industriale, trasferimento delle fabbriche oltre gli Urali e impiego massiccio di risorse umane.
Il costo fu immenso, con decine di milioni di vittime civili e militari, ma il risultato fu decisivo per il crollo del fronte orientale dell’Asse e per l’avanzata finale su Berlino.
Anche il ruolo cinese fu fondamentale, in un contesto completamente diverso, ma non meno significativo. Impegnata dal 1937 in una lunga e devastante guerra contro il Giappone militarista, che divenne parte integrante del conflitto mondiale nel teatro asiatico e mondiale dopo l’attacco a Pearl Harbor, il governo nazionalista di Chiang Kai-shek e le forze comuniste guidate da Mao Zedong resistettero all’occupazione giapponese, immobilizzando centinaia di migliaia di soldati nipponici che non poterono essere impiegati altrove. Fu l’azione della Cina, riconosciuta poi come una delle principali potenze alleate, a fornire profondità strategica alla guerra nel Pacifico contribuendo all’indebolimento progressivo dell’Impero giapponese fino alle tragedie di Hiroshima e Nagasaki.
Per questo, tutto riassunto in poche righe, Unione Sovietica e Cina risultarono tra le potenze vincitrici della II Guerra Mondiale. E l’assetto successivo dell’Europa post-1945 si deve alle straordinarie capacità di negoziatore senza troppo pelo sullo stomaco di Stalin, che pose l’URSS a capo di un blocco contrapposto anti-occidente. Si capisce che disturbi, ma questi sono i fatti storici.
Qualcuno dunque dica a Kallas – che è Estone [!!!] – che se studiasse un minimo invece di farsi bella con suoi dubbi da studentella impreparata, capirebbe persino dove sta andando a parare Putin. Che, nel caso non le sia chiaro, dall’imperialismo dell’Unione Sovietica non è mai voluto uscire.
(3 dicembre 2025)
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