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Le cronache “secondo loro” di una informazione boccalona e servile

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di Giancarlo Grassi

Si rimane stupiti, ma nemmeno troppo, di fronte a un TG5 che parla di un migliaio di facinorosi (5 ottobre, edizioni delle 8 e delle 13) che provocano disordini a Roma in occasione della manifestazione del 4 ottobre; succede però che il comunicato ufficiale della Questura di Roma da noi ricevuto in redazione pubblicato integralmente, parla di un gruppo di circa 200 individui travisati appartenenti ai collettivi antagonisti: duecento e non un migliaio, già perfettamente noti alle forze dell’ordine.

Sempre di antagonisti arrivati per provocare disordini si tratta, sempre di episodi da condannare si tratta, sempre di atti di teppismo ingiustificabile si tratta, ma non si capisce perché si debbano gonfiare le cifre a sproposito se non a uso aumento degli ascolti se non, ed è l’ipotesi che non vorremmo augurarci, per un disegno politico ad uso aziende di famiglia.

Nemmeno si capisce perché venga dato più spazio a Trump che alla politica italiana a meno che non si tratti di Meloni, quasi a doverla ripagare di avere indebolito la Rai a un punto tale da permettere a Mediaset di diventare leader di ascolti, ipotesi talmente fantasiosa che ci vergognano persino a scriverla, e che le questioni legate alla politica di casa nostra venga relegata a poche parole, sempre le stesse e agli stessi filmati (lo stesso filmato di Schlein – stessi vestiti e stesse parole e tagli ad arte) o la programmazione cosiddetta d’intrattenimento informativo in cui conduttori troppo protagonisti conducono la discussione a loro piacimento, direzionandola dove vogliono senza vergognarsi di interrompere gli ospiti per riportarli sulla retta via: siamo all’informazione messianica ad uso teocratico prona persino a Israele per non farsi mancare nulla. Perché in nome di un’ideologia (quale ideologia, almeno ne avessero una che vada oltre il profitto) ci si vende a qualsiasi mercato.

Ci mancherebbe solo l’endorsement a Putin, per fortuna il pudore può dove vergogna  e opportunismo non arrivano.

Insomma siamo alle “cronache secondo noi” e non più a quell’informazione che si dovrebbe pretendere da una rete nazionale che si pone come una scelta di libertà. Sulla Rai si è steso un velo pietoso da quando Renzi, con una delle decisioni più dannose prese da un politico in questo paese, ha deciso – con il suo PD di allora – di eliminare il pluralismo dalle reti Rai che fino al suo avvento aveva la buona abitudine di lasciare una rete, Rai Tre nel caso specifico, alle forze di opposizione in modo che il servizio pubblico, in quanto tale, rappresentasse anche quei cittadini che non si riconoscevano nelle forze di governo creando una unica redazione che di fatto offre le stesse notizie, tutte uguali, a tutte le reti Rai – anche a quelle radiofoniche.

Notizie boccalone che usano una valanga di parole che spesso negano, alla fine della frase, quello che hanno detto all’inizio e che se analizzate con il metodo suggerito da Asimov in quel capolavoro della critica politica che fu (ed è ancora) la Trilogia della Fondazione, togliendo cioè da una frase tutto quello che non c’è, rimarrebbero notizie mute.

Non resta che La7, ma resta da chiedersi fino a quando la rete di Cairo potrà essere quella che conosciamo e apprezziamo oggi: certamente fino a quando gli ascolti non saranno tali da cominciare ad impensierire le corazzate ad uso berluscones.

 

 

(5 ottobre 2025)

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