di G.G.
Nuovi attacchi talebani avvenuti negli ultimi mesi nel nord-ovest del Pakistan hanno scatenato nuovi teatro di violenzi che ricordano i periodi più bui della guerra contro i talebani pakistani (TTP). A fine luglio 2025, l’esercito governativo ha lanciato l’Operazione Sarbakaf nel distretto di Bajaur, al confine con l’Afghanistan. Ufficialmente, l’obiettivo era smantellare le basi del TTP nascoste in quell’area montuosa con scontri che hanno causato decine di morti tra militanti e soldati, ma anche la fuga di centinaia di famiglie.
I villaggi lungo le vallate di Nawagai e Charmang – citiamo fonti locali – si sono svuotati in fretta, con colonne di sfollati che hanno attraversato i posti di blocco per cercare rifugio in città come Timergara e Peshawar. E’ del 13 settembre un nuovo attacco coordinato dei talebani pakistani a postazioni di sicurezza in South Waziristan e nello stesso Bajaur che ha provocato 12 morti tra i militari e oltre 30 combattenti uccisi nei contrattacchi con decine e decine di feriti accolti, come si poteva, dagli ospedali di Khyber Pakhtunkhwa.
Centinaia i pakistani che hanno deciso di lasciare le loro case, temendo nuove rappresaglie o bombardamenti. I media del paese hanno raccontato di villaggi interi abbandonati lungo la linea Durand, confine conteso con l’Afghanistan. Da non dimenticare gli attacchi suicidi come quello del giugno scorso quando un attentatore suicida ha devastato un convoglio militare a Mir Ali, nel Nord Waziristan, provocando decine di vittime.
Le autorità cercano di nascondere la realtà dei fatti, e la situazione sempre più difficile, rivendicando successi militari non sempre aderenti alla realtà, ma il dramma è come sempre della gente comune che nelle città di confine si moltiplicano le storie di famiglie divise, case abbandonate e comunità che vivono nell’incertezza, sospese tra il desiderio di sicurezza e la paura che la guerra torni a bussare ogni giorno alla porta. Quando non sono costrette ad andarsene.
(1 ottobre 2025)
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