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Sono passati trentatré anni e nulla è cambiato

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di Alfredo Falletti

Lo sapeva perché conosceva fatti e circostanze.
Lo sapeva perché conosceva i nomi ed i ruoli a Roma e a Palermo.
Lo sapeva perché fatti, circostanze, nomi e ruoli davano il disegno preciso e chiaro della complicità tra mafia, politica ed imprenditoria “disinvolta e spregiudicata”.
Era perfettamente consapevole di avere i giorni o forse le ore contate perché certe istituzioni hanno tutte le armi per poter arrivare dovunque e fermare per sempre chi può danneggiarne disegni eversivi, di potere ed economici. Per questo Paolo Borsellino doveva, doveva assolutamente morire e Paolo Borsellino lo sapeva.
Adesso e non solo da adesso, ma da trentatré anni e forse anche da prima, lo sappiamo anche noi e lo sanno anche tutti coloro, campioni di omertà e di sconfinata ipocrisia, che si presentano a commemorazioni e discorsi, sepolcri stantii e mentre ogni giorno c’è chi, nel più profondo anonimato, nel suo piccolo mondo, prende il testimone della lealtà, del coraggio, della legalità, disposto ad essere schernito da chi uccide ogni giorno della sua vita quegli eroi subiti perché scomodi, molesti.
Persone “perbene” malate di egoismo infinito, cinismo, falso perbenismo non meno colpevoli di chi abbia piazzato quintali di tritolo sotto l’autostrada a Capaci o dentro una 126 per strada massacrando Falcone, Borsellino ed i ragazzi delle scorte. Solo un miracolo ha scongiurato stragi ben peggiori.
Gli altri, quelli che ogni giorno lottano nonostante tutto e nonostante tutti, vorrebbero che quella fiammella di onestà e legalità dentro ciascuno diventasse un incendio impossibile da fermare; un incendio purificatore e devastante della mafiosità che troppi, in questo paese, hanno dentro come un cancro inestirpabile.
Un incendio che travolga la peggior politica di ogni territorio e che incenerisca ogni malaffare ed ogni inestricabile matassa in cui si mischiano indissolubilmente politica, mafia ed imprenditoria.
Paolo lo sapeva.
Per questo doveva morire.

E pensare che oggi c’è persino chi lo incolpa della propria scelta di entrare in politica. Borsellino questo non lo sapeva, non poteva immaginarlo e per fortuna non potrà sentirlo.

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