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Volevano raddoppiare il contributo pubblico ai partiti. Mattarella non firma

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Il PDAVS hanno presentato una coppia di emendamenti al decreto fiscale per prevedere un contributo di 3 milioni in più per assicurare una copertura integrale delle scelte effettuate dai contribuenti che quest’anno raggiungono i 28 milioni di euro, che superano il tetto di 25,1 milioni previsto dalla legge.

Così mentre il terzo Settore si barcamena come può e non riesce a fare in modo che il governo tolga il tetto alle erogazioni del 5×1000, il Quirinale ha detto stop. L’emendamento non passa. Tre i motivi principali, indicati anche da Il Sole 24 Ore ripreso da Repubblica, sul quale il Colle ha evidenziato rilievi: le modifiche alla normativa vigente contenute nell’emendamento sono disomogenee rispetto al testo del decreto, che deve avere le caratteristiche di necessità e urgenza, una riforma necessiterebbe di un provvedimento ad hoc più articolato e l’emendamento ha un impatto sulle finanze pubbliche.

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Mattarella ha così fatto sapere che in caso di via libera all’emendamento potrebbero presentarsi difficoltà al momento della firma.

Succede però che la faccenda viene riformulata in maniera sostanziale: usiamo le parole di Repubblica che spiega come a “cambiare è quindi il meccanismo stesso del due per mille, attualmente in vigore da fine 2013: con gli emendamenti si fissa ora una soglia garantita dello 0,2 per mille sull’intero gettito Irpef, da ripartire tra le forze politiche, anche se il contribuente non esprime preferenze, con un tetto massimo da distribuire a 25,1 milioni. In sostanza i partiti a regime, dal 2026, potranno contare su circa 42,3 milioni di euro all’anno” che è il doppio di quanto incassano ora con la ciliegina sulla torta per il contribuente che “non destina il 2×1000 per mille a un partito” che “si trova comunque a sostenere le forze politiche”, mentre oggi le somme non destinate finiscono nelle casse dell’erario. Naturalmente il nuovo meccanismo è a favore dei partiti più grandi (qui la tabella pubblicata dal Mef).

Il Partito democratico lo scorso anno ha ricevuto il 30,45% delle preferenze, con 8,1 milioni incassati (ma potrebbe salire a 12,1 con la nuova norma). Stessa cosa per tutti gli altri: il Movimento 5 Stelle, da 1,8 milioni di euro passerebbe a 4,2. Fratelli d’Italia da 4,8 a 8,4, la Lega da 1,1 a 2,22 milioni.

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(27 novembre 2024)

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