di Anonimo Imbecille
Se solo avessi immaginato che a essere quella roba lì rischiavo di farmi intitolare un aeroporto e con acceleratissima procedura, mica mi sarei sforzato tanto sulla strada dell’onestà e della divulgazione culturale. Sarebbe bastato altro, ad esempio suonare canzonette sulle navi da crociera e poi – sapete come fanno queste cose – da cosa nasce cosa e via e via e dai che ti ridai e un po’ a te e un po’ a me, mica mi sarei messo a produrre informazione e roba di teatro o addirittura a scrivere. Avrei fatto quell’altra roba là.
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Ma io non lo so come funziona quella roba là, mi sono visto spuntare sotto gli occhi nuove Milano dentro Milano, e poi televisioni che venivano acquisite come se si defecassero denari e poi nascere imbarbarimenti culturali tali da permettere di fare passare qualsiasi messaggio e poi ho visto andare le cose come le avete viste voi, trent’anni di potere a incolpare i comunisti, una passione per la passera come raramente si è vista, tifosi-elettori, servi di scena, civil servant e la beatificazione da aeroporto in attesa della santità pret-á-porter.
E col senno di poi bastava poco. Bastava leggersi un manifesto e metterlo in pratica passo dopo passo. Tutto il resto è noto, anzi notissimo. Manca solo la bolla papale. Ad averlo saputo almeno mi avrebbero intestato un aeroporto. Invece mi toccherà andare fino a Roma per volare. Bella rottura di palle.
Certo ho il vantaggio di essere vivo. Vediamo quanto dura.
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(12 luglio 2024)
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