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Occhio ai raffronti con il 2022, la percentuale di votanti è calata (e in Toscana qualcuna c’ha rimesso la pelle)

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di Matteo Marra

La destra cresce in quasi tutta Europa. In Italia, invece, gli elettori colorano il paese di blu scuro: mostrano di avere ancora fiducia in Giorgia Meloni, che fa il pieno di preferenze e in Fratelli d’Italia. Meloni, presa bene, si lascia subito andare a commenti come “Ci hanno visti arrivare ma non sono stati in grado di fermarci”, riprendendo le parole di Schlein quando fu eletta segretaria del PD, e, emozionata, dice che la notte tra domenica e lunedì è stata la più emozionante dopo le politiche del 2022. In generale, FdI guadagna quasi tre punti percentuali rispetto alle politiche del 2022 e nonostante l’affluenza più bassa, che premia la sinistra.

Ci si aspettava l’exploit di Forza Italia ed un netto calo della Lega, anche per le dichiarazioni di Umberto Bossi (forse un po’ tardive, no!?): “Fa sapere in giro che voto Reguzzoni”, candidato nelle liste di Forza Italia. Inoltre, Tajani ha inserito nelle liste anche storici leghisti della prima ora (per esempio, Cota, Tosi, Reguzzoni), proprio quelli della Lega Nord, che hanno abbandonato il partito a seguito del “tradimento” di Salvini, per usare le parole di Bossi. Comunque, Forza Italia si conferma secondo partito della coalizione di centrodestra. La Lega (9,00%) si salva proprio grazie a Vannacci, che arriva a cinquecentomila preferenze.

Il Partito Democratico guadagna, invece, cinque punti percentuali rispetto alle elezioni politiche del 2022, e Decaro, nonostante (o grazie a) le indagini che ben conosciamo, è il candidato del PD più votato (circa mezzo milione di preferenze). Cinque punti persi, invece, dal Movimento 5 Stelle, che non supera il 10%. La vera sorpresa è Alleanza Verdi e Sinistra, che sfiora quasi il 7%, nonostante abbia candidato una serie di indagati o ex indagati, tra cui Ilaria Salis, Ignazio Marino (proprio l’ex sindaco di Roma) e Mimmo Lucano.

I partitini di quello che era il Terzo Polo non superano neanche la soglia di sbarramento, come Azione, che si ferma al 3,35%, e Stati Uniti d’Europa (+Europa e Italia Viva), che ottiene un 3,76%. E volano subito accuse a Renzi e Bonino da parte di Calenda: “Dal Terzo Polo in poi tutto ciò che ho fatto è cercare di avere un progetto politico. Il problema è che la Bonino non fa partiti con nessuno e Renzi li fa per poi sfasciarli”. Io, personalmente, mi aspetto delle dimissioni in massa di questa gente, che ha decisamente stufato: facciamo un partito liberale, ma anche socialista; di centro, ma anche di sinistra; ci candidiamo con la destra alle regionali, ma facciamo l’occhiolino anche al PD: basta.

I pacifisti di Pace, Terra e Dignità di Santoro arrivano al 2,20% (e mi sembra anche un risultato un po’ troppo alto, ma vabbè, l’Italia è bella proprio perché accadono anche queste cose). La lista “frigorifero” di Cateno Deluca, meglio nota come “Libertà” prende un 1,20%. Alternativa Popolare del Sindaco di Terni, che non si capisce bene se sia lui a fare il verso a Vannacci o sia, invece, Vannacci ad imitarlo, si ferma al 0.39%. Democrazia Sovrana Popolare al 0,15%. Il Partito Animalista, con Italexit per l’Italia al 0,13% (sfuggono le motivazioni per cui gli animalisti vogliono anche uscire dall’Unione europea), e, infine gli autonomisti: Rassemblement Valdôtaine è allo 0,06%, mentre la sudtirolese SVP al 0.52%.

L’Italia torna bipolare con due grossi partiti. A sinistra, il PD che divora il Movimento 5 Stelle. A destra, Fratelli d’Italia che conquista più voti, arrivando al 30% circa, e schiaccia gli alleati forzisti e leghisti, che non vanno sopra il 10%. In alcune province, la destra meloniana sfiora il 40% da sola. In realtà, sono anche inutili i paragoni in percentuali con le politiche del 2022, visto l’astensionismo più elevato, per esempio, FdI ha tre punti percentuali in più, ma ha perso 600 mila voti. Alle europee, il centrodestra ha preso 11 milioni e 34 mila voti, mentre alle politiche 12 milioni e 305 mila voti e si sono astenuti soprattutto gli elettori di Fratelli d’Italia e della Lega. Invece, per quanto riguarda il Centrosinistra, il PD, nel 2022, ha preso 5 milioni e 350 mila voti, mentre AVS 1 milione e 22 mila voti. Alle europee, rispettivamente 5 milioni e 600 mila voti e 1 milioni e 565 mila voti. Il Movimento 5 Stelle da 4 milioni e 336 mila voti del 2022 è passato a 2 milioni e 324 mila voti. Sostanzialmente, la sinistra non cresce molto, ha votato di più rispetto alla destra.

 

 

(10 giugno 2024)

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