Julian Assange non sarà estradato negli Stati Uniti, almeno per ora. Lo ha deciso l’Alta Corte di Londra che ha accolto parzialmente l’ultimo appello del 52enne australiano per evitare il trasferimento negli USA dove, incriminato con 18 capi di accusa, rischia oltre 170 anni di carcere. Perché anche in tema di iperboli gli Stati Uniti non ci fanno mancare nulla.
Assange pubblicò, ricorderete, dopo averli ottenuti e non trafugati, migliaia di cablo segreti della democrazia americana sul suo sito Wikileaks. Wikileaks riceve in modo anonimo e pubblica, grazie a un contenitore protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (di Stato, militare, industriale, bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall’anonimato e da whistleblower (fonte Wikipedia).
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La decisione di estradizione, scrive Repubblica, può essere parzialmente rivalutata dall’Alta Corte il prossimo 20 maggio, a meno che gli Stati Uniti non dimostrino chiaramente che all’attivista sia garantito il “primo emendamento della Costituzione americana” e il “non ricorso alla pena di morte”.
(26 marzo 2024)
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