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HomeCopertinaQuelli che cinque anni fa avevano "sconfitto l'Isis". E ne erano convinti

Quelli che cinque anni fa avevano “sconfitto l’Isis”. E ne erano convinti

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Testo:

di Giancarlo Grassi

C’era anche Putin tra quelli che cinque anni fa plaudivano alla loro stessa dichiarazione che diceva “Abbiamo sconfitto l’Isis”. Si erano spesi milioni e milioni di dollari per andare in Medio Oriente a dare la caccia agli esponenti della stato islamico autoproclamato perché tale lo vivevano dal di dentro coloro che ne facevano parte. I Russi andavano in Siria, venivano dati molti soldi alla Turchia – che li spendeva anche per ammazzare i Curdi che sono stati forse l’unica popolazione che contro l’Isis ha lottato sul serio.

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Dunque dopo avere gridato vittoria in patria in modo da conquistarsi la fiducia dei propri sudditi-elettori lo slogan “Abbiamo sconfitto l’Isis” all’unisono con altri capi di Stato tra quelli che dovevano liberarsi, almeno a parole, di uno strumento principe del terrorismo jihadista. Per questo Putin ha bisogno di puntare il dito contro l’Ucraina nonostante l’Isis continui a rivendicare l’attentato, (Il Fatto Quotidiano pubblica il secondo video di rivendicazione cosa che noi non faremo) e ha bisogno di mostrare video non si sa quanto credibili, di un uomo che denuncia di non avere ideologie, di avere ricevuto cinquemila dollari per la strage, che non parla un russo madrelingua, dando per vera la dichiarazione e l’arresto quando è noto dall’11 settembre del 2001 che se c’è una caratteristica dei terroristi dell’Isis è di metterci la faccia e rivendicare gli attentati in prima persona.

Un dettaglio che non dovrebbe sfuggire nemmeno a chi dichiara “Stavano scappando verso l’Ucraina”, nonostante i terroristi venissero quasi certamente dall’Afgfhanistan. L’obbiettivo finale è solo nella testa di Putin, e potrebbe davvero essere qualcosa di spaventoso. Tant’è vero che il conflitto con l’Ucraina ha cambiato nome: ora anche i Russi la chiamano “guerra” e non più operazione speciale.

Certamente l’unica cosa che sappiamo con certezza è che di ciò che ha in testa Putin non sappiamo niente. Quel che è vero è che a Putin si è aperto un inaspettato fronte interno. E i terroristi, e non solo loro, entrano ed escono dal suo confine meridionale come vogliono; i visti di lavoro ai Tajiki, che non sono tutti terroristi, sia chiaro, vengono assegnati per 90 giorni e in modo automatico e i campi di addestramento dell’Isis afghano sono a pochissima distanza dal confine con il tajikisthan, in zone così impervie che sono sconosciute o irraggiungibili (pare) persino ai talebani. Gli esponenti dell’Isis hanno poi buona memoria delle città rase al suolo in Siria durante la lotta al terrorismo e muoiono per l’Islam: non esiste per un jihadista morte più gloriosa. Infine, e la chiudiamo qui, di questo attentato sappiamo pochissimo: se non che il dittatore neosovietico ha ignorato, non sappiamo quanto scientemente, gli avvertimenti che gli arrivavano dalle varie intelligence di mezzo mondo.

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(24 marzo 2024)

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