di Giancarlo Grassi
“Abbiamo fatto la storia” è la nota e modesta dichiarazione del nuovamente eletto Marsilio alla guida dell’Abruzzo dopo una giornata elettorale che l’ha visto vincitore sul candidato dell’opposizione, con il 53,6% delle preferenze del 52,2% di coloro che sono andati a votare. A fare la storia anche Matteo Salvini che rimedia un altro trionfo tronfio totalizzando un 7,6% di preferenze superato da Forza Italia che quasi lo doppia e da Meloni che prende il triplo abbondante dei voti rimediati da Salvini.
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Certo era difficile promettere la costruzione di un ponte tra Tirreno, Ionio e Adriatico per rimediare agli sfondoni geografici di Marsilio (sul treno Genova-Livorno di due giorni fa un’allegra brigata di americani disquisiva a voce alta della Sardegna come di un’isola dell’Africa, c’è un Marsilio in ognuno di loro, quando si dice fare la storia) come già fatto per la faraonica opera che probabilmente non vedrà mai la luce, sullo stretto di Messina.
I risultati, in numeri e percentuali, dicono infatti che il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti, è Fratelli d’Italia (24%), seguito dal Pd col 20,1%. Dietro Forza Italia al 13,2%, Lega di Salvini al 7,6%, M5S al 7% (Conte batta un colpo), superato dalla lista Abruzzo insieme al 7,6%. Calenda ottiene il 4% diviso per tre (Azione era in lista con Socialisti Popolari Riformatori e D’Amico) in un nuovo trionfo della modestia che apparentemente poco di politico gli insegna/porta/regala/offre.
Il campo largo non è così largo come sembra e se non trova il modo di recuperare coloro che a votare non ci vanno più rimarrà larghino, destinandosi ad ulteriore restringimento.
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(11 marzo 2024)
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