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Abusi su prigionieri, carcerati e oppositori politici. O di quelli che si incxxxano e sono garantisti a intermittenza

di Giovanna Di Rosa

Sono le ennesime 48 ore di indignazione che questo paese dove ci si indigna e ci si incazza ogni due giorni per qualcosa di diverso, in una sorta di indignazione e garantismi ad intermittenza sempre più difficili da spiegare, ci troviamo nuovamente in linea con uno dei grandi scandali che attanagliano le nostre coscienze: l’entrata in catene e con misure che le nostre coscienze ritengono (a ragione) eccessive della maestra italiana detenuta in Ungheria per una questione i cui contorni non sono affatto chiari. Non ancora.

E Meloni, anche se non piace, ha detto il vero quando ha affermato che i prigionieri in catene sono una prassi in molti paesi occidentali.

Dice il vero: Stati Uniti, tra gli altri; gabbie di detenzione in Italia per appartenenti alle BR; o detenuti nudi e cosparsi di merda (sì, cosparsi di merda) ad Abu Ghraib in nome della sacra ed esportabile democrazia occidentale alla quale stanno rinunciando, lentamente e senza accorgersene, persino troppi cittadini occidentali.

Ci si è indignati assai meno, pochi giorni fa, per un uomo ammazzato con l’azoto, una morte orribile. E c’è da chiedersi quale sarà l’indignazione di domani e poi quella di lunedì in un paese così impegnato ad indignarsi per un nonnulla da dimenticarsi che poi toccherebbe persino essere coerenti. E’ il garantismo ad intermittenza che si utilizza quando ci si deve sentire buoni di fronte a qualcuno ma che a Liliana Segre, ad esempio, non viene applicato. Lei viene trattata come una criminale da troppi di coloro così impegnati a dichiararsi antifascisti da dimenticarsi che il governo di Israele, gli israeliani e gli ebrei non possono essere accomunati sotto il nome di Netanyahu e riempita di inspiegabili insulti da una valanga di commenti a un nostro articolo postato su uno dei tanti gruppi dichiaratamente antifascisti che popolano il web grondanti di fascismo da conditio mentis comunque queste menti votino o ritengano di votare

Perché per indignarsi occorrerebbe informarsi. Ad esempio per una maestra in Ungheria c’è un giovanotto 29enne in Romania, questioni di traffico di droga, che vive in una cella con topi e compagno di stanza che lo ha pestato; c’è l’assalto all’associazione romana che si occupa dei diritti delle minoranze; ci sono gli abusi sui migranti coi soldi dell’Europa, e presto i campi di detenzione in Albania con soldi italiani; ci sono le violenze sulle donne; ci sono i giovani omosessuali che vengono cacciati di casa. Ci sono persone che non hanno di che mangiare alle quali un governo votato dalla maggioranza di chi a votare c’è andato ha detto, in buona sostanza, che non hanno voglia di lavorare.

Insomma c’è un sacco di materiale sul quale indignarsi e incazzarsi, ma non a intermittenza.

Certamente, diranno costoro, mica posso trasformare il mio essere incazzereccio  e garantista a intermittenza in un lavoro, ho giusto il tempo di sedermi col tablet o lo smartphone o perpetrare il pc, svuotarmi la pancia delle mie flatulenze verbali dirigendole oggi qui e domani là, così che – da persona libera [sic] – possa poi farmi fregare dal primo che la racconta bene in campagna elettorale e andrà contro a tutto quello che io penso, ma mi ha promesso l’impossibile. Son soddisfazioni.

Nel frattempo ci sono accadimenti che valgono una vita: nel dì di oggi (au jour d’houi, per chi è colto colto) il primo ministro ungherese Orbán ne ha detta una straordinaria rispetto alla questione di cui tanto si parla, la nostra connazionale in prigione in Ungheria. Orbán ha infatti dichiarato di non avere nessun controllo sulla Magistratura ungherese che non dipende da lui, ma dal Parlamento, quasi interamente controllato dal suo partito dopo una serie di modifiche costituzionali che hanno reso l’opposizione praticamente immobile, nonostante esista. Abbiamo letto pochissima indignazione su questa dichiarazione.

Perché a questo portano le emozioni incazzereccie dei garantisti a intermittenza: a perdere di vista, dimenticare di informarsi – o a non ascoltare proprio – le cose veramente importanti che, a furia di ascoltarle, farebbero persino comprendere a fondo e nella breve durata di una vita, che il mondo non è uno stadio. Se non al cinema.

 

P.S. Naturalmente tutti i TG aprono questa sera (1 febbraio 2024, ndr) con gioia sulla notizia secondo la quale “l’UE avrebbe piegato l’Ungheria” sull’Ucraina (a suon di euro) proprio mentre Orbán annuncia che il suo partito entrerà nei Conservatori europei (formazione di cui è presidente, guarda guarda, Giorgia Meloni). Volete scommettere che ne scopriremo di nuove subito dopo giugno?

 

 

(1 febbraio 2024)

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