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Orzinuovi è Suinopoli

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di Massimo Mastruzzo

Secondo Gianpietro Maffoni, senatore di Fratelli d’Italia nonché sindaco di Orzinuovi dal 2019 (alla guida di una coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia), le moderne tecniche di allevamento e smaltimento dei reflui potrebbero ridurre la distanza dalle case da 500 a 250 metri.

Ed è grazie a questa fiducia “nelle moderne tecniche di allevamento e smaltimento dei reflui” che la maggioranza guidata da Maffoni, accogliendo la richiesta di una società agricola della frazione Coniolo che vuole ristrutturare una vasca per liquami coperta riconvertendola in un nuovo allevamento a 380 metri dall’abitato, ha dato il nulla osta per la realizzazione di un nuovo insediamento in deroga alla distanza dalle zone edificabili, che il Pgt fissa a 500 metri.

La società agricola che ha avanzato la richiesta potrà così creare lo spazio per 1.160 animali da carne in più. La produzione annua di liquami dell’azienda, oggi pari a 18.126 metri cubi, salirà a 21.685 metri cubi.

Sul territorio di Orzinuovi (capoluogo e frazioni) sono attivi 41 allevamenti di suini per un totale di 74.433 animali, che potranno arrivare a un massimo di 95.865 (gli abitanti di Orzinuovi sono 12337 al 31-8-2023, ndr)). La Lombardia è la prima regione per numero di suini allevati di tutta Italia. Qui vivono quasi 4,4 milioni di maiali — ovvero il 50% della produzione nazionale. La provincia di Brescia conta più maiali che abitanti. La Lombardia è anche la regione con il maggior numero di capi bovini allevati in Italia: quasi 1,5 milioni, il 27% del totale, concentrati, anche questi, soprattutto tra Bergamo e Brescia.

In un territorio che non è ancora riuscito a venire a capo della vicenda WTE, per la quale 17 persone sono finite alla sbarra con l’accusa di illecito spargimento di 150mila tonnellate di presunti fanghi tossici sui terreni di 78 Comuni tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, 31 dei quali bresciani. la situazione la mancata costituzione di parte civile del Ministero dell’Ambiente (ministro dell’Ambiente del governo Meloni è il piemontese Gilberto Pichetto Fratin di Forza Italia), gli allevamenti intensivi concorrono in modo significativo ad aggravare i fattori di pressione ambientale. Il problema più grande di questi allevamenti risiede nei grandi quantitativi delle flatulenze e dei liquami prodotti dai milioni di animali che vi risiedono, il suolo è imbevuto di fanghi tossici e antibiotici, le falde acquifere sono eutrofizzate e vulnerabili ai nitrati, e con i “digestati equiparati” a fertilizzante, l’ambiente Padano non potrà che peggiorare rischiando concretamente di arrivare al punto di non ritorno.

La regione non ha abbastanza territorio per produrre i mangimi necessari ai milioni di capi allevati, li deve importare, ma soprattutto non ha abbastanza terre per gestire le enormi masse di liquami degli allevamenti, che ormai sono diventate di gran lunga la maggior fonte di inquinamento per le acque e per l’aria di vaste aree del territorio regionale.

Non bisogna dimenticare che nel latte materno delle donne bresciane, anche di aree considerate non esposte al Pcb, ci sono concentrazioni maggiori di questo inquinante rispetto ad altri territori in Italia ed Europa. Questo emerge dalle due relazioni, (consultabili a questo link) rese disponibili da Ats, sugli ultimi studi condotti sulla popolazione bresciana, per valutare l’esposizione agli inquinanti “tipici“ del Sin Caffaro, ovvero Pcb, diossine e furani.

 

(10 dicembre 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 

 

 



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