La Polonia volta pagina e riporta al potere l’ex presidente del Parlamento europeo Tusk che vince le elezioni con l’affluenza più alta della storia e l’attuale partito al potere non ha i voti per governare, nonostante sia il partito più votato, nemmeno in coalizione. Fine del populismo teocratico contro donne e minoranza e nemmeno troppo velatamente filo-Putin, nonostante la massiccia accoglienza di profughi ucraini.
“Questa è la fine del kaczynskismo” ha tuonato Tusk subito dopo i risultati elettorali che danno la sua coalizione nettamente in vantaggio. Ad annunciare per prima la débacle teocratica è stato il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, la cui indipendenza dal potere è stata pagata con una valanga di querele del governo uscente di Diritto e giustizia, quello che vuole in galera le donne che abortiscono e le persone omosessuali – la libertà è una cosa seria per chi non sa goderne – il cui fondatore Michnik ha ricordato come siano stati i “polacchi i primi a spazzare via il comunismo”.
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Mentre i risultati definitivi sono attesi con trepidazione è certo che il partito di governo Pis è primo con il 36% dei voti ma, come già l’ultradestra spagnola Vox-PP – tanto cara a Meloni – non ha abbastanza seggi per formare una maggioranza perché l’ultradestra si ferma al 6%: totale seggi possibili 212. Per governare ne servono 230. E la cifra sarebbe ampiamente superata dalla coalizione formata da Piattaforma civica al 31% (163 seggi) insieme a Terza via al 13% (55 seggi) e la Nuova sinistra l’8,6% (30 seggi) per un totale di 248. Questo se i risultati saranno confermati e se non ci saranno colpi di mano, sempre possibili con il buon Jaroslaw Kaczynski che ha promesso “giorni di lotta e tensione”, da vero uomo di pace.
(16 ottobre 2023)
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