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Pensaci, Netanyahu: c’è il rischio che Israele si ritrovi veramente accerchiato dai nemici

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di Vittorio Lussana

E’ un grave errore pensare che la crisi di questi giorni tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza sia paragonabile agli scontri dei decenni passati: l’Olp di Yasser Arafat era un’organizzazione politica laica e di sinistra, che aveva obiettivi concreti e ben precisi. Ed è altrettanto sbagliato paragonare il conflitto esploso in questi giorni con la guerra dello Yom Kippur, avvenuta esattamente 50 anni fa, dove lo Stato ebraico venne attaccato dagli eserciti di Egitto e Siria.

Hamas, infatti, è un’organizzazione terroristica vera e propria: possiede un proprio radicamento territoriale e milizie addestrate, ma non è un esercito regolare, nonostante le sue potenzialità abbiano raggiunto, grazie alle armi iraniane, un notevole grado di efficienza operativa.

Tutto ciò è pienamente dimostrato dalla penetrazione dei razzi lanciati da Hamas dalla Striscia di Gaza, i quali sono dotati di una gittata balistica assai più profonda del solito, in grado di colpire Israele con molta precisione. Inoltre, l’abilità tattica di Hamas è un altro punto a suo favore, che può rendere l’entrata delle forze israeliane a Gaza una vera e propria trappola. Per tutti questi motivi, si consiglia allo Stato di Israele di riflettere bene, prima di sferrare il suo attacco militare, poiché tutti i fatti analizzati in questi giorni dimostrano pienamente come le stragi del 7 ottobre scorso fossero predisposte a tavolino e non il frutto di un’iniziativa improvvisata.

Quest’idea della guerra punitiva o di reazione, che si è diffusa in questi ultimi decenni, è figlia essa stessa di una radicalizzazione complessiva che ha colpito anche le democrazie occidentali. I palestinesi si sono, loro malgrado, affidati a una forza terroristica senza scrupoli, ispirata da motivazioni religiose: verissimo. Ma è altrettanto vero che Israele ha inseguito una deriva a destra, la quale sta rivelando un forte grado di inattualità politica, assai vicina agli utopismi ideologici che, fino a pochi decenni fa, caratterizzavano le forze rivoluzionarie di sinistra.

Gli stessi ragionamenti che si stanno facendo nelle destre occidentali lo dimostrano: sembra quasi che si rimpianga la diplomazia degli anni ’30 del secolo scorso. E accusare l’Onu di “avere una certa visione del mondo”, come se il diritto internazionale fosse stato creato dalle sole dottrine giuridiche progressiste, significa come siano proprio le destre a non avere la benché minima idea per un fare realistico, pratico e concreto.

Dipingere l’Onu, cioè praticamente il mondo, come se fosse interamente infestato dal comunismo ateo e materialista significa dimostrare di essersi attardati nel culto della nostalgia ideologica più gerarchica e irrazionalista: le forze sovraniste non riusciranno mai a liberarsi dal labirinto degli slogan campati per aria, in questo modo. E non potrà mai rianimare il campo delle forze conservatrici inscatolando tutte le altre dottrine, anche quelle più distanti tra loro, nel campo dell’ideologismo di sinistra. Tutti insieme appassionatamente, da papa Bergoglio a Emma Bonino, dagli ambientalisti ai cattolici neo-centristi. Questo significa solamente sentirsi accerchiati per una pura forma di ossessione culturale, esattamente come Israele. Il quale, ha il pieno diritto di andarsi a cercare i colpevoli per i fatti del 7 ottobre, ma senza usare il fucile per abbattere due mosche, perché così facendo rischia solamente di buttar giù tutta la casa.

L’indebolimento delle forze moderate è il vero danno politico di fondo causato in questi ultimi decenni, che sta impedendo ogni forma di compromesso ragionevole: in ciò, Israele non è affatto diverso dalle forze del fondamentalismo islamico. E rischia di cadere sullo stesso terreno vendicativo e bellicista, che renderà impossibile trovare una via d’uscita verso una pace stabile per tutto il Medio Oriente.

Le forze dell’Islam moderato non esistono più. Ma le democrazie occidentali, compresa quella israeliana, sono suggestionate da quest’idea di rivoluzione reazionaria, che oltre a essere contraddittoria, non otterrà un bel nulla e peggiorerà solamente le cose. Ci vuole prudenza e una maggior cautela, in politica. Anche quando si fanno le spedizioni punitive, in cui le forze predisposte sulla difensiva risultano notevolmente avvantaggiate da una perfetta conoscenza del territorio e da innumerevoli altri fattori.

A cominciare dal fatto che gli uomini di Hamas se lo aspettano di essere attaccati e potrebbero aver già pensato a tutto, come Annibale Barca prima della battaglia di Canne: hanno avuto tutto il tempo, questa volta, per prepararsi alla sfida. Ci pensi bene, Benjamin Netanyahu, prima di commettere sciocchezze, perché Israele sta correndo il rischio di ritrovarsi veramente accerchiata dai nemici.

Come mera conseguenza di un’ossessione culturale.

 

 

(14 ottobre 2023)

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