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Persino la morte è più viva della società liquida

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di Vittorio Lussana

Solo i Depeche Mode, in questi giorni in Italia (a Roma, Bologna e Milano) per le tre date del loro tour mondiale, potevano riuscire a ottenere il massimo successo da un tema così ostico come quello della morte. Perché la loro musica è ormai un pianeta a parte, che non c’entra più nulla con una quotidianità sociale che ama immergersi sempre di più nel fango.

Un concerto trasformato in un esorcismo profetico, quello dei Depeche Mode. Un capolavoro di tecnica musicale solenne, priva di sbavature, fino al punto di separare nettamente la qualità dalla quantità, lo spirito dalla materia. Perché persino il tema della morte può diventare un capolavoro estetico, quando ci si ritrova di fronte a degli artisti autentici. Cioè, quando i vivi sono ancora più morti del morti. La musica dei Depeche Mode è pensiero pensante, a fronte di una società liquida ormai totalmente da disprezzare, con suoi fallimenti travestiti da successi e i ricatti camorristici spacciati per liberalismo: fantasmi che si agitano come spettri sulle televisioni e nei social. Il nulla senza alcuna giustificazione, che non conosce vergogna. Arroganti miserabili e opportunisti invidiosi persino delle pisciate del loro prossimo. Un girone infernale talmente di basso livello, che persino l’inferno può trasformarsi in una seduta spiritica estetizzante.

Ormai l’arte, la musica, la cultura, l’estetica stessa in quanto pensiero, è tutta da un’altra parte. E bisogna utilizzarle per riuscire a fuggire dall’odio diffuso come uno stupefacente legalizzato: questa è la vera droga spacciata ogni giorno, altro che canapa light. Persino il giudice Gratteri ne fa una questione di prezzo, mentre le mafie, per aumentare il loro guadagni, intossicano i nostri figli tagliando l’hashish con le resine sintetiche. E’ una questione di salute, Gratteri, non solamente di soldi: c’è chi finisce nei centro di recupero solamente per uno spinello, non dopo anni di abuso. Anche in chiave terapeutica, la questione è molto più articolata. E se proprio vogliamo metterla sul piano pratico, allora bisogna avere una strategia globale e porre sotto il controllo dello Stato tutte le droghe, eliminando ogni forma di contrabbando.

Gli italiani si sono largamente appiattiti sul lato pragmatico delle questioni, credendo che sia figo essere pratici. E si va contro chi una visione delle cose ce l’avrebbe, chi potrebbe trasformare l’acqua in vino, contro chi sputa in faccia alla morte. Gli italiani non non hanno più niente da dire, perché ormai totalmente immersi nel presente assoluto, nella falsità totale, in una nostalgia retorica da scappati di casa. Tutto pur di negare i problemi e non dover ammettere che non si è in grado di affrontarli, che si procede col metodo della guerra per bande, degli accampamenti lottizzati, delle cordate opportunistiche, dedite alla mera prostituzione, intellettuale e quella propriamente detta. Per gli italiani conta solo il meccanismo delle cose, perché il mezzo è tutto e il fine non è nulla: triste, tristissimo Paese il nostro. Nessuna finalità strutturale viene concepita realmente: è tutta fuffa, da parte di chiunque. Un ministro dei Trasporti che stabilisce la durata di uno sciopero annunciato da mesi, perché lui passa le giornate a giocare sui social e a diffondere odio. Un odio spacciato per religione, in quanto ritualismo tribale, demagogia, meschinità.

Manipolatori di odio che producono indifferenza per poter prendere in giro il popolo, che già in buona parte non vota più. Gli italiani sono senza speranza, ormai, poiché sovrani unicamente della loro stupidità.

 

 

(14 luglio 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 

 

 



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