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Tajani non va in Francia dopo le critiche di Darmanin a Meloni sulla gestione migranti

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di Giancarlo Grassi

Queste destre incazzerecce, basta sfiorarle con una critica e viene giù il mondo, hanno subito lo smacco della battuta infelice, probabilmente ad uso interno, del responsabile degli Interni francese Darmanin il quale ha detto che Meloni è “incapace” di gestire la questione migranti. Abbiamo aggiunto, nell’articolo al link in alto, che non è l’unica cosa incapacità imputabile a questo governo che dell’impreparazione e dell’improvvisazione sta facendo bandiera; abbiamo anche aggiunto che non si critica, dall’estero e forse a uso interno il governo legittimamente eletto di un paese amico e alleato.

Ma siccome le critiche questi del governo Meloni non le prendono bene, e i toni di questo governo verso gli alleati europei non sono certo morbidi, magari un po’ delle continue critiche che Meloni riceve sta anche in in quei toni oltre che dentro le discutibili alleanze di Fdi al Parlamento europeo, il ministro degli Esteri Tajani alza gli scudi (e il livello dello scontro) annullando la sua prevista visita a Parigi si esprime in un tweet che recita “Non è questo lo spirito con il quale si dovrebbero affrontare sfide europee comuni” osannato da una serie di “bravo”, “ben fatto” e similari a dimostrazione che le destre al governo rispondono perfettamente alla pancia dei loro elettori – un talento nel quale non hanno eguali.


Tajani
sa fare il suo mestiere, ma viene da ricordare – Darmanin ha sbagliato – che l’Italia è il paese con il debito pubblico più alto tra i 27 dell’UE, tra i più alti del mondo occidentale, e il dubbio che i continui scontri con l’Europa impediscano all’Italia di far ascoltare la sua voce come meriterebbe, persino rispetto alle richieste più semplici, e ne aumentino la percezione di paese inaffidabile è forte. Poi figurarsi se gli si può insegnare il mestiere quando sono tanto bravi a crearsi difficoltà da soli.

 

(4 maggio 2023)

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