Il “geronto-PD” è staccato dalla realtà, è rimasto al 33% di Veltroni

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di Daniele Santi

Sentire Bettini che durante il geronto-dibattito interno, tutto concentrato sull’ombelico del PD e senza nessuna apertura nemmeno finta all’esterno, tirare in ballo il 33% del PD di Veltroni in seguito al quale Veltroni si dimise perché evidentemente “si considerava quel risultato non all’altezza” e per attaccare il 20% scarso di oggi, ci porta a chiederci di quale mondo parli Goffredo Bettini. E quale mondo veda il Partito Democratico.

Eravamo, noi scriventi, abbastanza attenti al PD di allora per sapere che le cose non andarono così. Le ragioni delle dimissioni di Veltroni non hanno nulla a che vedere con il 33% ritenuto un risultato scarso, ma con le solite dinamiche suicide interne al partito che, ai tempi della fusione a freddo tra DS e Margherita scelsero Fassino per il lavoro sporco di fusione, Veltroni per il restyling e poi suicidarono entrambi. Da allora i risultati elettorali del PD sono stati una continua discesa, non hanno vinto una elezioni nazionale (come Salvini) e sono sempre stati al governo senza avere mai vinto (come Salvini). In più non hanno realizzato una sola riforma, non una, degna di essere chiamata riforma, ma non per mancanza di idee o di forza, ma perché le dinamiche interne hanno paralizzato il partito che si è sempre occupato di chi non doveva stare sulla poltrona di segretario, senza ascoltare ci invece c’era, e senza nemmeno preoccuparsi di vedere come uscire dalla sindrome governista, farsi l’opposizione che il voto popolare gli aveva regalato e tornare a fare politica.

Ora sono alla frutta e si accorgono, a parole, che il PD è vecchio, asfittico, senza spina dorsale, non ha idee, partorisce gerontocrazie (Franceschini alla Cultura per tutti questi governi per fare quello che ha fatto è l’emblema del moderno PD alla canna del gas), idee poche e tutto ciò che fa è comunicare puzze sotto il naso legate alla capacità di governo dei suoi uomini nelle istituzione – ma si riferisce a quelle locali, dove continua a vincere, dimenticandosi di dircelo. E di dirselo.

Il dibattito di ieri pomeriggio è quanto di più antico si potesse immaginare: c’erano tutti i dinosauri del partito che stanno lì dalla famosa fusione freddo a dispensare la loro improvvisa illuminazione sulla necessità di consegnare il partito ai giovani. Ma loro, i dinosauri, si toglieranno di mezzo o continueranno a stare dove stanno a presidio di cosa?

Il trauma della scalata di Renzi al partito gli ha fatto male. Così male che prima hanno gettato dalla finestra il poco simpatico, ma capace (non lo voterei mai), spiritello irriverente che gli aveva scippato il giochino – mica col furto, ma con primarie regolari da due milioni e passa di partecipanti – e poi si sono chiusi a riccio per conservare posti, poltrone, correntismo interno e poteri dentro le correnti perdendo di vista la politica per il cittadino in nome del conservare i vari Cuperlo (Cuperlo!) all’interno del PD.

Volevano renderlo non scalabile e lo hanno reso non votabile. Ora sono tutti lì a proporre soluzioni radicali e delirano di decisioni forti e definitive: cambio del nome, anzi no; Bonaccini, anzi no; ticket Bonaccini-Schlein, anzi no; opposizione intransigente ma con quale programma non si sa (fossilizzati sull’agenda Draghi, inesistente, si sono persino dimenticati di scriverlo); sulla condanna delle alleanze sbagliate ma non gliel’aveva ordinato il medico di stare con Di Maio che si sapeva dove sarebbe andato: a casa; primarie no, dato che non piacciono a Bersani (che si è fatto un altro partito, ma è un dettaglio); e si fa scippare a sinistra da Conte tutti i temi che dovrebbe cavalcare il PD.

C’è poco da stare allegri. Congressi, congressini e congressetti porteranno all’elezione del nuovo segretario non prima di marzo 2022, ché il tempo è tanto solo un concetto astratto, mentre dal Nazareno arriva qualche certezza: Letta ha dato un definitivo addio alla questione, i giovani all’orizzonte non si vedono e continuano a parlare solo i dinosauri capi-corrente. E il lavoro? E i giovani? E lo sviluppo? E il salario minimo? E i contenuti politici? E la società che vola mentre loro dormono? Cazzo?!?
Il nuovo è peggio del vecchio. Non si smentiscono mai.

 

(7 ottobre 2022)

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