di Giovanna Di Rosa
Berlusconi e Salvini devono avere ingenuamente creduto di potere gestire Meloni come meglio credevano e ora pare che il risveglio gli riservi qualche sudore freddo. Salvini, del resto, ha già i suoi cazzi dentro la Lega che non gli sta facendo passare sonni tranquilli con l’avvento del sedicente Comitato per il Nord che vuole la sua testa e Berlusconi non ha il tempo dalla sua parte.
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Immaginerete che tutta la tracotanza del “Siam tornati al governo!” rifacciamo tutti quello che cazzo ci pare [cit.] se la stanno ingoiando ogni giorni un po’ al giorno perché Meloni non solo ha stravinto, ma li ha fatti a pezzi, tutti e due e ci sono segnali di scialuppe di salvataggio all’orizzonte di quelle che non scherzano. Mancava solo, al Gatto e la Volpe, di venire a conoscenza della decisione di Meloni di avere dodici tecnici al Governo, e proprio nei ministeri pesanti tanto agognati da Salvinisconi. La minaccia è la solita: ce ne andiamo. Minaccia alla quale Meloni sembra rispondere garbatelliscamente: “Sticazzi!” (E chi se ne frega!, per i lettori del Nord).
C’è certamente propaganda – diretta da Forza Italia e Lega, of course – ma che Meloni punti a un governo senza scappati di casa è noto. Anzi notissimo. Così potrebbe succedere che dodici tecnici già possibilmente assegnati lascerebbero le briciole agli ex grandi alleati della leader di Fdi, secondo alcuni osservatori addirittura cinque o sei ministeri politici in tutto. Tre a testa. Una Caporetto. Perché per loro i ministeri gli appartengono per diritto divino, mica per conteggio da voti reali. Ed ecco Meloni avanzare diritta per la sua strada senza curarsi di loro e un governo che, come abbiamo scritto prima che lo dicesse Calenda, è nato morto. Nonostante i voti. Vedremo il dopo, e vedremo chi voteranno quel 20% abbondante di italiani passato dal 2018 al 2022 dal M5S, alla Lega e ora a post-fascisti conservatori nuovi salvatori della patria.
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(3 ottobre 2022)
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