Perché è necessario dare una nuova “spinta” al “progetto Pd”

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di Vittorio Lussana

Senza necessariamente voler forzare la mano, è chiaro che questa settimana ci tocca parlare di elezioni, dato che domenica prossima si vota per il rinnovo del nostro parlamento. E bisogna affrontare l’argomento Partito democratico, anche se esso sembra mantenere un proprio nocciolo duro di elettorato, poiché si tratta di un progetto politico che ancora non è riuscito a rappresentare al meglio quella sintesi tra riformismi che, da decenni, tutti quanti ci auguriamo.

Ciò è accaduto soprattutto perché è vero che si tratta di una forza politica che tende a chiudersi nel proprio splendido isolamento, ben sapendo di potersi adagiare – diciamo così – su una serie di principi socioeconomici e culturali in grado di assicurargli una funzione precisa nel Paese. Una funzione di responsabilità, in particolare, capace di garantire una navigazione più serena ed equilibrata anche tra i marosi più difficili. Un merito, quest’ultimo, che difficilmente viene riconosciuto in un Paese maralmaldesco come l’Italia, dove imperano umori e miasmi piccolo borghesi che si richiamano più al revanchismo ideologico, che al conservatorismo moderato, inchiodando il Paese alle sue zavorre subculturali più ataviche e nefaste.

In buona sostanza, anche se si prevede un successo della destra alle prossime elezioni, si tratta di una destra ancor troppo malata di nostalgie e confessionalismi basati su forme di trascendenza ormai arretrate e disallineate, che la mantiene nei labirinti della demagogia e dello scaricabarile più irresponsabile. Dunque, restiamo convinti che le destre, domenica prossima, non sfonderanno poiché anch’esse incapaci di aprirsi a una visione più aperta di società. Proprio per questo motivo, dispiace l’incapacità del mondo progressista italiano nel saper produrre discorso, quando un tempo era proprio lei, la sinistra italiana, a ‘scaldare il cuore’ delle persone.

L’operazione Pd, in sostanza, merita di essere tenuta in gioco proprio perché ancora non completata. E chiediamo di dare nuova fiducia a questa forza politica, nonostante le sue incertezze interne e i suoi orizzonti politici poco chiari e delineati, incapaci di produrre un vero e proprio linguaggio dei segni in grado di andare al di là di un mero certificato di esistenza in vita. Tuttavia, proprio in nome della sua buona propensione allo slancio e alla generosità, chiediamo di utilizzare ugualmente il Pd come Partito di equilibrio del baricentro politico italiano, in attesa di ulteriori sviluppi che sappiano approfondire le sue numerose problematiche. Questioni che discendono da un cristianesimo-sociale il quale, molto spesso, sembra soffocare le istanze e le identità più lucidamente riformiste.

Non basta una sorta di Democrazia cristiana vagamente di sinistra: questo lo diciamo espressamente, poiché non era questa l’operazione richiesta. E proprio per questo motivo si comprendono le tante critiche provenienti da molte realtà sociali, soprattutto quelle periferiche e popolari. Una forza realmente progressista non può lasciarsi scavalcare a sinistra solo perché intenta a voler rappresentare una nuova borghesia rampante, poiché così facendo rischia solamente di ripetere gli errori già fatti, in precedenza, da altri. A cominciare dal Psi di epoca craxiana, rimasto perennemente in attesa di “un’onda lunga” che non è mai arrivata, proprio perché la sua classe politica di allora non seppe guardare oltre la Dc, che era solamente una tigre di carta.

E’ dunque necessario dare una nuova spinta al progetto Pd, ma non solamente in una chiave anti-destra, bensì aprendosi alla società italiana, affrontando anche i suoi terreni più ostici, nelle borgate e tra le periferie. Magari col semplice pretesto di riannodare il filo poetico di Pier Paolo Pasolini e del suo gruppo di amici intellettuali, che già allora stavano cercando di formare una nuova borghesia progressista e di sinistra. Servono ambedue le cose: una nuova classe dirigente e il popolo.

Alcuni richiami identitari, di vero e proprio socialismo, debbono essere rivalutati. Perché una risposta di sinistra ai problemi dei ceti più deboli è possibile: esattamente questa è stata la lezione impartita dal Movimento 5 stelle nel 2018. Ora, se si vuole riassorbire, almeno in parte, quel disastro, diviene necessario ragionare in merito a quel che serve realmente all’Italia. Soprattutto, a quell’Italia che ancora non riesce ad affrancarsi dalla povertà e dal precariato. Bisogna saper andare ben più in là del semplice salto generazionale, proprio per non avere, come risposta, il ripudio dei nostri figli. I quali, quando vanno all’estero, risplendono per la loro fulgida intelligenza e preparazione: come mai non riusciamo a tenerli qui?

C’è un problema di conservatorismo del nostro mercato del lavoro? Una mancanza di sbocchi per i ragazzi che hanno studiato? Un tentativo della piccola borghesia imprenditoriale di rigettare e respingere la questione di una loro effettiva preparazione e formazione individuale? Ebbene sì, questa è la nuova frontiera sociale della sinistra italiana presa nel suo complesso: affrontare il qualunquismo del tutto facile, della povertà di spirito piccolo borghese individualista e menzognera, che insegna unicamente la frode reiterando le tare di fondo della nostra vita quotidiana.

Insomma, anche in una chiave di riformismo cattolico, essere di sinistra ha sempre storicamente significato avere a che fare con il ‘diavolo in persona’. Ecco perché noi non lo temiamo più di tanto: perché sappiamo come fargli fare quel che vogliamo noi, non quello che vuole lui. Ma i dèmoni messi oggi in circolazione nella società italiana, sono svariati e molteplici. E bisogna saperli riconoscere al fine di scacciarli, poiché incapaci di delineare una prospettiva che sappia andare oltre il materialismo spicciolo dei recinti più rassicuranti, come per l’appunto “Dio, Patria e Famiglia”. Una serie di risposte che la gente di sinistra adesso vuol vedere realizzate attraverso la capacità di saper delineare nuove prospettive sociali. Altrimenti, è proprio sul terreno sociale che si continueranno a trovare i voltafaccia e le sconfitte. Anche quando esse risulteranno moralmente deplorevoli.

 

(22 settembre 2022)

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